Il crollo del capitalismo

Copertina di Internazionale, ottobre 2008

La crisi probabilmente non porterà al crollo del capitalismo. Infatti quello che il capitalismo riesce a fare meglio è riciclarsi anche quando non sembra possibile farlo. Ma la crisi ha portato alla luce tanti limiti del sistema che nessun governo sa minimamente come affrontare. L’uso estensivo del lavoro precario è un modo per abbassare il costo del lavoro che finisce per creare un circolo vizioso irrimediabile. 

I lavoratori pagati poco e licenziati facilmente finiscono per non avere mai abbastanza denaro per essere i forti consumatori di cui il sistema avrebbe bisogno. La concorrenza dei paesi dove la manodopera costa meno e quindi la necessità di spostare la produzione ha provocato un netto ridimensionamento dell’industria classica nei paesi occidentali e interi settori sopravvivono in pratica soltanto grazie al sostegno dei governi.
L’agricoltura produce nei paesi industrializzati molto di più di quello che la popolazione potrebbe consumare, ma gli agricoltori stessi, ormai un numero molto basso di addetti rispetto al passato, ne ricavano solo le briciole mentre i consumatori pagano carissima l’intermediazione dei distributori. Anche la produzione agricola occidentale sopravvive in pratica solo grazie agli incentivi dei governi, nel nostro caso dell’Unione Europea, e ai dazi altissimi sui prodotti che vengono da altri paesi.
L’edilizia continua a costruire come negli anni 60 e 70 anche se non c’è nessun bisogno reale di nuove abitazioni visto che la popolazione europea è tutto sommato stabile o in lentissima crescita soltanto grazie all’immigrazione. L’era dei computer e dei robot industriali ha fatto si che il lavoro prima compiuto da 10 persone possa essere fatto da una sola persona.
L’economia occidentale vive in pratica di finzioni. Non c’è più niente di reale. La ricchezza reale di un paese dipende dalla sua capacità di produrre beni e dalla sua forza lavoro. L’occidente ha la capacità tecnica e industriale di produrre qualsiasi cosa e ha abbondanza di forza lavoro, eppure è in crisi. E’ una crisi nata da un’economia sempre più folle e fuori controllo, basata sulla speculazione, sulla creazione di denaro inesistente nelle banche, sull’impoverimento della classe media. Non ha quasi più nulla del capitalismo liberale classico. Se ci fosse vera concorrenza l’agricoltura, l’industria e l’edilizia occidentale chiuderebbero i battenti, o perlomeno subirebbero un drammatico ridimensionamento. E infatti i governi occidentali in pratica stanno affrontando la crisi con sistemi simili a quelli che usava il comunismo sovietico: lo stato che finanzia le imprese e le banche. 
Il problema è che nel comunismo sovietico le imprese così finanziate erano in teoria obbligate a produrre qualcosa per la popolazione intera. Invece in questo sistema di banche e multinazionali più potenti dei governi le imprese faranno comunque quello che vogliono, cioè aumentare i loro profitti, non gliene importa assolutamente nulla del benessere della popolazione. Il risultato di tutto questo può essere uno soltanto: una piccola parte di persone che diventa sempre più ricca e la stragrande maggioranza che diventa sempre più povera, con in mezzo soltanto una classe molto limitata di professionisti ben pagati. L’Italia in particolare è sempre più diseguale. E’ chiaro che il sistema non potrà andare avanti così ancora per molto. Idee un tempo considerate dal capitalismo pericolosamente comuniste come il reddito di cittadinanza ora acquistano sempre più credito per evitare un implosione sociale che il sistema da solo non può evitare. 
Un tempo la formula magica del capitalismo era che il mercato si corregge e si regola da solo. Ma la verità ora come ora è che non esiste un vero mercato di libera concorrenza. Esistono molte posizioni di monopolio e oligopolio delle multinazionali e della ricchezza finanziaria. Imprese e persone che in ambito economico si comportano in maniera del tutto antisociale, come pirati che cercano di arraffare il più possibile senza nessuna remora morale. Pensare che questo tipo di mercato possa regolarsi da solo a vantaggio di tutti è pura follia.  

Francesco Defferrari

 

   

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