A Palazzo Chigi non c’è mai stata crisi

crisieconomicaI dati sulla disoccupazione sono sempre più allarmanti. Né il governatore della Banca d’Italia né l’Unione Europea fanno nulla per nasconderli, e a ragione.
La crisi è stata ed è ancora molto pesante, i governi di tutto il mondo non possono pensare di dimenticare l’ultimo anno e tornare a fare come nulla fosse, appoggiando l’economia criminale che ha causato la crisi.

Se ancora qualcuno non si fosse accorto della crisi o non l’avesse sentita sulla propria pelle è probabile che nei prossimi mesi, se non altri, avrà qualche amico in più che la mattina non si sveglierà per andare al lavoro. Le conseguenze di tutto questo saranno una diminuzione di opportunità per le famiglie che non godono di redditi alti.
Siamo dunque in una fase delicata, una fase in cui bisogna fare uno sforzo per accelerare la ripresa, ma non dei mercati finanziari, che premiano solamente gli azionisti e gli speculatori. Bisogna invece pensare ai posti di lavoro, alle fabbriche, al commercio. Bisogna far si che le perdite di posti lavoro siano le meno possibili e, per coloro che nonostante tutto verranno lasciati a casa, serve un piano di sostegno e di reinserimento nel posto di lavoro.

Le riforme necessarie, specialmente in Italia, sono molte, così come i fondi necessari pe r attuarle.
E Berlusconi, l’uomo della provvidenza, colui che ci ha “salvato” dai comunisti, che fa? Si affretta a dire che la crisi non c’è, che è già finita, che siamo in ripresa, sfidando, oltre che l’ilarità generale persino l’evidenza.
Ormai il suo gioco è sempre lo stesso, e ha anche stufato. Invece di preoccuparsi delle famigerate (ma mai identificate) toghe rosse, o di improbabili complotti orditi dai comunisti alle spalle (anche perché i comunisti l’hanno sempre salvato, sin’ora), il suo ruolo politico gli consiglierebbe di fare meno demagogia, dire meno menzogne e lavorare di più per gli italiani e meno per se stesso e per Mediaset.

La maggioranza è in crisi nera proprio sul tema dell’economia, e questo non è un caso. Tremonti non ha azzeccato una mossa che sia una. Prima ha tassato le banche, colpevoli di fare grandi profitti. Strano però che, proprio lui che si vantava di aver previsto la crisi, non avesse previsto che poi quei soldi avrebbe dovuto ritornarli con gli interessi, alle stesse banche a cui li aveva tolti.
Col suo genio profondo ha elaborato i Tremonti Bonds, ovvero un fallimento assoluto, dato che le maggiori banche li hanno rifiutati e solo quelle minori sono state costrette ad utilizzarli.
In sostanza la strategia anticrisi di Tremonti e Berlusconi è finita qui. Non c’è stato alcun altro provvedimento degno di nota, non ci sono state le riforme che si attendevano, né il taglio delle tasse alle imprese o al lavoro dipendente, non c’è stato nessun tentativo di limitare gli sprechi, a meno che non si considerino tali gli scriteriati tagli all’istruzione pubblica, che non hanno certo colpito gli sprechi, ma hanno tagliato a tutti, indiscriminatamente.

La destra berlusconista ha negato la crisi, e continua a farlo tutt’oggi, per non parlare del fallimento del capitalismo neo-liberista della scuola di Chicago, tanto caro a Reagan, ai neo-con, e a Berlusconi stesso, il quale non è fesso e si era accorto che era proprio grazie a quel modello economico che un imprenditore senza scrupoli come lui poteva fare successo, infischiandosene di regole che, se c’erano, erano facilmente eludibili.
L’assenza totale di una politica economica responsabile si farà probabilmente sentire nei prossimi mesi, quando mancheranno le risorse necessarie per fronteggiare la crisi e dunque, ancora una volta, saranno le famiglie a dover sostenersi a vicenda, data la latitanza dello Stato in una funzione che gli competerebbe di diritto.

Fortunatamente una parte della maggioranza sembra aver capito che questo immobilismo, spacciato per fermezza sul fronte del debito pubblico, causerà più danni che altro. Il problema non è spendere o non spendere. Sarebbe effettivamente meglio diminuire la spesa pubblica (cosa che Tremonti non ha saputo fare, nonostante tagli a tutto e a tutti ma non agli sprechi e alla corruzione, forse), ma sarebbe anche meglio distribuire in modo adeguato le risorse e permettere a chi ha la reale possibilità di produrre di farlo e di far lavorare anche gli altri.
Nonostante questo penso che l’Italia uscirà dalla crisi, come tutti gli altri paesi. Il problema è che noi ci usciremo trascinati dagli altri e non per meriti nostri. E, soprattutto, non ci usciremo con le basi per una nuova crescita, ma ci usciremo esattamente con tutti i nostri precedenti difetti. Questa crisi, infatti, per noi non è stata un’incentivo a riformarci e a prendere la scia degli altri paesi Europei.
Il governo era impegnato in tutt’altro, così i nostri problemi rimangono tali e quali a prima. E dunque, mentre il resto dell’Europa, e non solo, tornerà a correre, noi cammineremo. E il gap aumenterà nuovamente, fino alla prossima crisi.

http://libertagiustizia.ilcannocchiale.it/

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