Socialnetworking vs Advertising: le nuove frontiere della pubblicità

socialnetworksTempi duri per le grandi agenzie pubblicitarie, quelle dalle campagne milionarie che solo i grandi brand si possono permettere. Oggi a minare il loro potere indiscusso non sono tanto le giovani web agency, più flessibili e dinamiche, ma proprio coloro che fino a ieri rappresentavano il bersaglio da bombardare per colossi della pubblicità: i consumatori.

Il consumer diventa infatti sempre più prosumer (co – autore dell’identità di una marca o della realizzazione di un prodotto) e ad accelerare questo processo tanto stanno facendo i Social Network, che permettono al cliente di assumere un ruolo da protagonista attivo nella strategia di promozione di un marchio o di un prodotto. Come spiegano gli autori del volume “Buzz Marketing nei Social Media” (di Caiazzo, Colianni, Febbraio, Lisiero, Fausto Lupetti Editore 2009) “i consumatori sono sempre più consapevoli delle tecniche di comunicazione delle imprese e sono sensibili all’inganno”. Soprattutto per i servizi e per i beni che richiedono un dispendio economico consistente, prima di acquistare, le persone si informano, fanno confronti, vogliono capire. “Questo significa – continuano gli autori – che le aziende devono essere pronte e disponibili a mettersi in ascolto e dialogare con i propri utenti/clienti senza fare solo affidamento alle sole relazioni pubbliche tradizionali”. Per avere successo le relazioni tra le aziende e il loro target si trasformano sempre più in conversazioni e, da questo punto di vista, dai blog ai forum, da Facebook a Twitter, sono tantissimi gli strumenti che il Web 2.0 mette a disposizione delle aziende per dialogare con clienti abituali, nuovi o potenziali e con tutti coloro che fanno parte del mondo che ruota intorno al brand.

Economico, basato su tecnologie semplici e alla portata di tutti, il socialnetworking offre anche alle aziende più piccole, opportunità mai viste prima per raggiungere il proprio target, anche se, soprattutto in Italia, resta un terreno per molti versi inesplorato. La maggior parte dei brand più importanti si sono attrezzate e ne hanno colto già da qualche anno le straordinarie potenzialità: tra gli esempi citati da “Buzz Marketing nei Social Media”, la piattaforma Nike+ community dedicata agli appassionati della corsa – e le campagne di buzz marketing (da “buzz”, termine che richiama il ronzio delle api) di Sony Ericsson e Save the Children, la cui strategia  si è basata sull’individuazione di un certo numero di blogger, che poi hanno contribuito a “far parlare” del prodotto o dell’iniziativa.

Che l’azienda sia grande, media o piccola comunque non ha importanza: il socialnetworking offre opportunità per tutti. L’importante è essere pronti a mettersi in gioco e ad affrontare, e replicare ad eventuali feedback negativi da parte degli utenti. “Se il prodotto presenta delle criticità – concludono gli autori del testo – di certo non se ne potrà parlare bene, nel web come fuori dalla Rete”. Trasparenza è la parola d’ordine non solo per poter cogliere a pieno le potenzialità del Web 2.0, ma per evitare che il socialtnetworking le si possa ritorcere contro, come un boomerang, attraverso un passa parola negativo. Se un’azienda non vuole scendere dal piedistallo e vede nel dialogo con gli utenti e tra gli utenti una minaccia piuttosto che un’opportunità, allora il socialnetworking non fa al suo caso. Ma, d’altra parte, un’azienda con questi problemi avrà serie difficoltà, oggi, a sopravvivere sul mercato.

Letizia Cavallaro


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