Come se non bastasse

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thyssen“Lasciati a casa perché abbiamo chiesto giustizia”. E’ il grido che arriva dal gruppo degli ex operai della Thyssenkrupp di Torino che si è costituito parte civile al processo contro l’azienda.

Era la notte del 6 dicembre 2007 quando nello stabilimento torinese dell’acciaieria un rogo provocò la morte di sette operai: Antonio Schiavone, Rocco Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò e Giuseppe Demasi. Da allora i cancelli della Thyssenkrupp di Torino non si sono riaperti più. Si è parlato molto del processo, che per la prima volta in Italia ha visto un manager di un’azienda –  l’amministratore delegato della divisione italiana Harald Espenhahn – giudicato per  omicidio volontario con dolo eventuale causato da un incidente sul lavoro. Ma non si è parlato della sorte dei sopravissuti all’incendio.

Ebbene, a un anno mezzo dal rogo, le cose non sono andate per tutti allo stesso modo. I 25 operai che hanno deciso di costituirsi parte civile – vale a dire come parte lesa – sono ancora a casa, senza un vero e proprio lavoro. E proprio per far sentire la loro voce, questa mattina hanno organizzato, con l’associazione Legami d’Acciaio – che riunisce ex lavoratori e familiari delle vittime –  un presidio di protesta davanti al Tribunale di Torino, dove si sta celebrando il processo.

 
Gli ex operai dell’azienda, in un volantino distribuito nel corso della manifestazione, denunciano il fatto di aver subito un trattamento di sfavore rispetto agli altri “circa 60 lavoratori, ricollocati direttamente dalla Thyssenkrupp e dall’ Unione Industriale di Torino in diverse aziende del territorio, tra cui l’Alenia a Caselle – circa 25 – e in aziende ex-municipalizzate Smat ed Amiat, con circa 20 ex operai Thyssenkrupp assunti”. Dopo la tragedia del dicembre 2007 sindacati e enti locali avevano firmato con l’azienda un accordo sindacale che prevedeva la chiusura del sito e la ricollocazione di tutti i lavoratori. Ma, lamentano gli operai, a chi si è costituito  parte civile sono stati offerti solo “finti lavori,precari ,di pochi mesi, per liberarsi degli addetti in organico, attraverso agenzie di outplacement e corsi inutili, per tenerci impegnati con l’unico obiettivo non disturbare il manovratore Thyssenkrupp durante il processo”.

Letizia Cavallaro

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