Troppi morti, troppi danni

L'Aquila

Quasi 300 morti per una scossa del grado 6,3 della scala Richter sono troppi. I danni sono troppi, circa 25.000 edifici distrutti, lesionati o inagibili. Un terremoto della stessa forza in Giappone o in California probabilmente avrebbe provocato molti meno danni e meno morti. Per quale motivo? Perchè negli altri paesi avanzati i governi si sono preparati ai terremoti già da 30-40 anni. Le regole per costruire le case sono state applicate in maniera rigida. Le case più vecchie sono state messe in sicurezza. Invece l’Italia è stata per decenni il festival dell’abusivismo edilizio e dell’appalto truccato

Viene il forte sospetto che sia questo il motivo per cui tanti, troppi edifici relativamente nuovi sono crollati. 
Edifici che in teoria avrebbero dovuto essere costruiti secondo critieri antisismici. L’appennino italiano, soprattutto dall’Umbria in giù, è una zona ad alta attività sismica. Si sa praticamente da secoli, anche da prima che ci fossero gli strumenti scientifici per rilevare i continui, piccoli terremoti che l’attraversano. Già nel secondo dopoguerra, o perlomeno dopo il disastroso terremoto in Irpinia del 1980, i criteri per costruire nelle zone sismiche avrebbero dovuto essere adeguati, tutte le vecchie case controllate e ristrutturate. Ma non è stato fatto. Non è stato fatto dagli amministratori locali nè dai vari governi o comunque quando è stato fatto, non si è fatto abbastanza.
La gente tende facilmente a pensare che i morti da terremoto siano inevitabili, perché il terremoto è una cosa naturale. Però non è il terremoto che uccide la gente. Sono le case che uccidono la gente, le case che gli crollano addosso. Siamo sicuri che in Abruzzo sia stato fatto tutto il possibile, negli ultimi trent’anni di edilizia, per evitare questi 300 morti? Siamo sicuri che sia stato fatto tutto il possibile nelle altre regioni italiane a rischio sismico? Riesce davvero difficile crederlo. 
Dopo il terremoto in Irpinia si scatenò l’assalto alla diligenza sui soldi della ricostruzione. Politici, camorristi, imprenditori, tutti facevano a gara a chi arraffava di più mentre i terremotati vivevano nei container, per anni e anni. Ci vorrebbe una vita intera per leggere tutte le carte processuali in merito. Ma la maggior parte dei responsabili delle infinite ruberie si sono arricchiti e non hanno mai pagato. 
Stiamo parlando dell’Italia, è cronaca recente, non si riferisce al 1700. Per questo è difficile credere che in Abruzzo 300 morti fossero inevitabili. E tutto questo è per gran parte colpa degli italiani. I cittadini non controllano quello che fanno gli amministratori pubblici, non si interessano di come vengono spesi i soldi della collettività, non si ribellano se i governi fanno condoni edilizi di ogni tipo, non protestano quando vedono nascere edifici abusivi. Se i cittadini se ne fregano, i disonesti fanno quello che vogliono. 
Oggi siamo nel 2009. Si spera che il passato ci abbia insegnato qualcosa e che i cittadini abruzzesi e italiani controlleranno come verranno spesi i soldi della ricostruzione, si assicureranno che le nuove case siano costruite in modo da avere una ragionevole resistenza ai terremoti.
Altrimenti anche il prossimo terremoto farà altre centinaia di morti che sicuramente si potevano evitare.  
La pagina su Repubblica con le informazioni per aiutare l’Abruzzo 

Francesco Defferrari 

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