Stefano Cucchi, un anniversario senza verità

StefanoCucchiprimoanniversarioUn anno fa Stefano Cucchi moriva all’ospedale Pertini di Roma, lontano dalla sua famiglia, dopo un arresto per droga. In un anno non si è ancora chiarito cosa sia successo e quali siano le responsabilità di quella morte. Il suo corpo fragile, martoriato dalle botte ha fatto il giro dei mezzi di comunicazione, ma non è stato sufficiente per avere una verità, 365 giorni dopo.

Oggi tanti appuntamenti hanno ricordato quel ragazzo, dalle celebrazioni private a quelle pubbliche come uno spettacolo teatrale e la presentazione del libro della sorella, Ilaria.
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, si è detto “molto colpito da queste morti che avvengono quando una persona si trova nelle mani di funzionari della Pubblica amministrazione” e ha espresso la massima solidarietà alla famiglia di Stefano, chiedendo di fare chiarezza perché altrimenti “non c’è la credibilità degli apparati dello Stato”.
Dichiarazioni importanti perché arrivano a pochi giorni da quando la famiglia Cucchi, durante il processo che cerca di trovare la verità su questa morte, è stata invitata ad uscire dall’aula per non meglio precisati motivi di ordine pubblico.
Una scelta che ha spiazzato Ilaria Cucchi e i suoi genitori, colpevoli semplicemente di cercare giustizia, colpevoli di essersi rivolti ai mezzi di informazione e di aver denunciato pubblicamente quello che era successo mostrando a tutti le immagini del cadavere di Stefano. Senza quelle foto, senza indignare l’opinione pubblica, oggi nemmeno una parte della verità accertata sarebbe uscita fuori. Perché ancora si tende a minimizzare quanto è accaduto nei sotterranei del Tribunale, dove Stefano è stato picchiato. Anzi, come ha dichiarato amareggiata Ilaria, proprio “in quello stesso Tribunale veniamo scortati fuori dalla polizia come se fossimo un pericolo per l’ordine pubblico. Noi un pericolo, non chi ha picchiato mio fratello.”
Oggi, l’anniversario della morte di Stefano è stato anche l’anniversario delle morti di tanti altri detenuti. Alla presenza della famiglia Cucchi, infatti, l’Associazione Antigone ha diffuso il VII rapporto sulle condizioni di detenzione nel nostro Paese. Il titolo del rapporto di quest’anno è “Da Stefano Cucchi a tutti gli altri. Un anno di vita e morte nelle carceri italiane”. Un titolo che richiama la situazione fuori controllo che c’è nelle carceri, con quasi 70mila presenze, con condizioni igieniche sempre peggiori e con un numero crescente di immigrati e tossicodipendenti rinchiusi in seguito all’approvazione e all’inasprimento di alcune leggi. Un dossier che non vuol far dimenticare i tanti che oggi vivono dietro le sbarre e che proprio lì dovrebbero essere rieducati, accolti, aiutati a intraprendere un percorso di legalità. E invece sono lasciati soli, maltrattati, abbandonati. E a volte, come Stefano, non riescono a uscire da quelle carceri con le proprie gambe.

Un anno per ricordare Stefano Cucchi

Marianna Lepore

   

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