Il miracolo spazzatura non è riuscito

spazzaturaNapoliAlla fine son dovuti entrare in azione i militari, a Napoli, per eliminare almeno parte delle 1500 tonnellate di rifiuti che si sono accumulate nei giorni scorsi in città. A due mesi dall’annuncio di Silvio Berlusconi che la città sarebbe stata ripulita entro tre giorni, è l’esercito a rimuovere i sacchetti di spazzatura. In una giornata sono stati rimossi circa 1200 tonnellate e solo da domani riprenderà la normale raccolta.

La situazione però non migliora nella provincia napoletana dove alcune città, secondo una stima dei verdi, soffocano sotto diciassettemila tonnellate di immondizia non raccolte. Francesco Emilio Borrelli e Carlo Ceparano, commissario regionale e presidente provinciale dei verdi, hanno fatto l’elenco dei comuni che più di tutti sono sommersi dalla spazzatura: “A Giugliano, Qualiano, Quarto, Pozzuoli, Sant’Antimo e Melito alcune strade sono ostruite dai rifiuti ed è cambiata la viabilità. Ci sono anche parcheggi adibiti a discariche temporanee.” Non solo, il timore del’assessore all’igiene urbana, Paolo Giacomelli, è che si torni ad incendiare la spazzatura per le strade.
I problemi non sono però solo di carattere igienico-sanitario, ma riguardano principalmente l’economia di questa città. Perché la diretta conseguenza della “nuova” emergenza spazzatura è il duro colpo inferto al turismo: in questi giorni di festa, infatti, il 70% delle camere d’albergo sono rimaste invendute.
Se Napoli ha già abitualmente seri problemi a smaltire i rifiuti, con la chiusura diretta degli impianti di raccolta e smaltimento nei giorni festivi del 24 e 25 dicembre, la situazione è peggiorata drasticamente. Domani la raccolta dei rifiuti dovrebbe tornare a pieno regime, ma è troppo poco per una città che è continuamente in bilico tra emergenza e normalità.
A dare una mano a risolvere il problema dovrebbe pensarci l’accordo chiuso pochi giorni fa per “espatriare” i rifiuti in Spagna. Circa 30.000 tonnellate di scorie dall’impianto Stir di Caivano al porto di Cadice in Spagna: tutto con costi non indifferenti per i napoletani.
Sulla carta, infatti, i napoletani pagano la Tarsu più cara d’Italia (più di 450 euro all’anno per una famiglia-tipo di tre persone, cioè il doppio dei 233 euro versati in media). Al costo però non riesce a corrispondere un servizio visto che per una città che crea tra i 1.200 e le 1.300 tonnellate di scarti al giorno basta un imprevisto (la chiusura degli impianti Stir per le feste o il malfunzionamento di una discarica) per bloccare la raccolta.
La politica fino ad ora non è ancora riuscita a risolvere il problema, ricordandosene solo in vista delle elezioni. L’ultima volta la spazzatura di Napoli era ritornata sui quotidiani per il viaggio degli ispettori dell’Unione Europea, molto critici contro il nostro Paese, nella città partenopea. A distanza di un mese, ci ritorna per l’intervento dei militari. E semplicemente, dopo 15 anni, un piano ancora non c’è.

Marianna Lepore

  

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