L’Italia più sicura

centro detenzione per immigrati

Una donna di 50 anni che si guadagna da vivere con l’agopuntura e i massaggi è un rischio per la sicurezza del paese? Un’altra donna di 45 anni con marito e due figli maggiorenni, è un pericolo per gli italiani? Queste sono le storie degli immigrati “clandestini” detenuti senza processo, senza ragione e senza condanne nei centri di identificazione ed espulsione, per un periodo che può arrivare a 6 mesi. 

Persone che sono in Italia da 20 anni e che vengono mandate via, perché hanno lavorato per qualche tempo in nero e perduto il permesso di soggiorno. Un uomo sposato, con un figlio, in Italia da quasi 30 anni. Un immigrato regolare, che però quando è rimasto senza lavoro ha ricevuto il foglio di via. Sfortunati presi a caso durante un controllo, come Mabruka, la donna di 44 anni che a maggio si è uccisa nel Cie di Ponte Galeria dopo aver saputo che l’avrebbero rimandata in Marocco, anche se viveva in Italia da 30 anni e nel nostro paese aveva un marito e un figlio.
Perché la verità è che tutte le leggi in questo paese funzionano in questo modo: severità eccessiva che distrugge la vita dei pochissimi che vengono presi nel mucchio, senza risolvere davvero nessun problema. Le persone detenute nei Cie sono solo una minoranza dei clandestini in Italia. E soltanto una minoranza di loro sarà davvero rimpatriata, perché per riuscirci serve comunque la collaborazione del paese di provenienza. Ma nel frattempo sono di fatto in prigione senza aver fatto nulla, e vengono picchiati al minimo accenno di ribellione. Sempre meglio di quello che succede ai profughi in Libia, dove subiscono violenze molto più gravi, mentre il governo italiano mantiene ottimi rapporti con i dittatori responsabili, il libico Gheddafi e il presidente dell’Eritrea Isaias Afewerki. 
Intanto per i veri criminali, che sono comunque una piccolissima parte dei clandestini, non è cambiato assolutamente nulla. Se vengono fermati saranno arrestati e nel caso condannati. Il decreto sicurezza non ha niente a che fare con la sicurezza. Serve solo a punire chi vive in Italia da anni e ha sempre lavorato onestamente, ma non ha il permesso di soggiorno perché è rimasto disoccupato per determinati periodi o ha dovuto accettare lavori in nero.
Ma questa legge, come i respingimenti dei profughi, non ha mai avuto niente di sensato. Come tutti gli atti di questo governo cialtronesco il suo scopo è soltanto la propaganda. Ora si può dire agli elettori che è stata fermata l’invasione degli immigrati e i crimini sono diminuiti. Niente di tutto questo è vero. La presunta “invasione” degli immigrati è stata per anni una manna per l’economia italiana, che ha potuto sfruttare centinaia di migliaia di lavoratori pagandoli pochissimo e facendoli lavorare in nero. I crimini non sono diminuiti perché non sono mai aumentati per effetto dell’immigrazione. Era soltanto televisione, non aveva nulla a che fare con la realtà. L’andamento della criminalità segue tendenze di medio e lungo periodo che dipendono da tanti fattori diversi, e la presenza di notizie sulla stampa e in tv non costituisce una statistica, anche se l’opinione pubblica crede che sia così. In questo periodo i furti e gli omicidi sono più o meno tanti quanti erano quando telegiornali e stampa ne parlavano ogni giorno. Ma dato che il governo ha detto che il problema sicurezza è stato risolto, l’informazione si allinea e tace. Intanto vengono rimpatriate persone che non costituiscono nessuna minaccia da nessun punto di vista e con un costo molto alto per le nostre tasse, fino a 15.000 euro per ogni espulsione. Come è facile prendere in giro gli italiani raccontando una marea di idiozie. Ora si che l’Italia è più sicura. 

Francesco Defferrari

 

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