Rastrellamenti

San Nicola VarcoSan Nicola Varco è una frazione di Eboli, in provincia di Salerno, dove sorge un mercato agricolo costruito negli anni 80 e mai entrato in funzione. La struttura era diventata, da molti anni, l’alloggio di centinaia di immigrati nordafricani, soprattutto marocchini, che lavoravano a giornata nei campi della zona. La maggior parte di loro erano arrivati in Italia regolarmente, con un contratto di lavoro. Ma una volta qui, il contratto si era rivelato una truffa.

Caporalato puro e semplice. Aziende agricole locali chiamavano i lavoratori con la promessa di un impiego regolare. Per averlo molti di loro hanno pagato migliaia di euro, soldi finiti nelle tasche di intermediari italiani e marocchini regolarmente in Italia. Senza un contratto regolare, grazie alla Bossi-Fini, sono diventati subito clandestini. Ma in realtà nessuna azienda agricola locale aveva davvero intenzione di assumerli, perché l’agricoltura italiana paga i lavoratori a giornata e non ha nessun interesse a stabilire rapporti di lavoro stabili. La legge infatti non li obbliga a farlo, la legge non obbliga nemmeno i datori di lavoro che hanno garantito un contratto di lavoro a un immigrato a rispettare l’impegno. Altri erano arrivati in maniera irregolare e sono finiti nelle stesse impossibili condizioni di vita. 
San Nicola Varco si è trasformato così in un ghetto di braccianti, senza acqua, senza luce, senza riscaldamento, con baracche ricavate nelle strutture del mercato agricolo, costruite con teli di plastica e pannelli di eternit. Da 100 a 1000 persone, in gran parte ragazzi dai 18 ai 30 anni, vivevano in queste condizioni, a seconda della stagione e del lavoro disponibile, sveglia all’alba e almeno 10 ore nei campi o nelle serre per 25 euro, di cui 3 vanno al caporale. La CGIL di Salerno per anni ha cercato di denunciare questa situazione e di migliorare le condizioni di vita degli immigrati, è riuscita a organizzare lezioni di italiano, aiutare alcuni di loro ad avere assistenza sanitaria. Ma le istituzioni locali o lo stato non hanno fatto nulla e del resto perché avrebbero dovuto farlo. Tutti sanno che è questa la situazione di decine di migliaia di immigrati che lavorano come braccianti nell’agricoltura in tutta Italia, e a nessuno importa.
Oggi è partito il rastrellamento: le forze dell’ordine sono arrivate a San Nicola Varco e hanno sgomberato l’ex mercato agricolo. Il motivo per cui l’Italia si è improvvisamente accorta dell’esistenza degli immigrati di San Nicola Varco e ha deciso di liberare l’area è perché a breve in zona deve partire il progetto di un grande centro commerciale, su cui ci sono già indagini per infiltrazioni camorristiche. Hanno trovato circa 80 regolari, che dovranno lasciare i loro alloggi di fortuna, e 22 clandestini che probabilmente saranno internati nei CIE in attesa di espulsione verso il paese di provenienza. La maggioranza è fuggita durante la notte, prima del blitz, e probabilmente continuerà a lavorare nei campi in condizioni di semi schiavitù, ora senza nemmeno un tetto sopra la testa. 
Viste le condizioni di vita degradate che dovevano sopportare forse i 22 che non sono fuggiti sperano di essere rimpatriati. Venuti dall’Africa per lavorare, si sono trovati a vivere nel terzo mondo qui in Italia, senza diritti, senza nulla, sfruttati dai datori di lavoro, spesso vittime di intimidazioni e aggressioni razziste. Ma lo sgombero di San Nicola Varco non è una soluzione nè un risultato, è l’ultima vergogna di una vergognosa situazione italiana, in un paese ipocrita che è ben felice di ricevere gli immigrati per ingannarli e sfruttarli senza ritegno e poi, a seconda della convenienza politica o economica, li imprigiona e li espelle anche se loro non hanno commesso nessun reato, mentre gli italiani ne hanno commessi diversi contro di loro. 
La situazione intanto continuerà esattamente come prima per gli immigrati nella zona, visto che una gran parte dell’agricoltura italiana non sarebbe competitiva se dovesse pagare decentemente i lavoratori. Una parte degli immigrati di San Nicola Varco, dopo aver vissuto per mesi o anni nel lager dell’ex mercato agricolo verrà portato nei lager dei CIE, dove possono rimanere fino a sei mesi se lo stato non si degna di organizzare rapidamente il loro ritorno a casa o la nazione di provenienza non collabora. 
Questa è l’Italia per moltissimi immigrati, prima di tutto schiavi, a volte prigionieri, a volte deportati, eppure sempre innocenti.

Francesco Defferrari

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