Riforma Gelmini, il no del Consiglio di Stato

riformascuolaLa riforma delle scuole superiori di cui il Pdl ha tanto entusiasticamente parlato ha subìto, qualche giorno fa, un primo stop dal Consiglio di Stato che contesta i regolamenti emanati dal ministro perché “superano i limiti di delega”. La riforma delineata puntava principalmente su “meno ore, meno materie” con l’obiettivo di ridurre i costi e il personale.

Secondo i magistrati, però, questi compiti non rientravano nella delega che prevedeva soltanto “la ridefinizione dei curricula vigenti nei diversi ordini di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei piani di studio e relativi quadri”.
I giudici sono convinti che la riforma delineata vada ben oltre la semplice “razionalizzazione” di orari e piani di studio e per questo hanno chiesto al ministero dei chiarimenti, in particolare sul perché si sia proceduto all’estensione dell’oggetto di delega. Un parere decisamente critico a cui il ministro Mariastella Gelmini risponderà il prima possibile, ma la sua velocità non sarà abbastanza ed è per questo che, con ogni probabilità, il termine per le iscrizioni alla scuola secondaria superiore sarà spostato alla fine di marzo 2010.
Non c’è solo la questione tagli/costi sul banco degli imputati, perché il Consiglio di Stato nella sentenza del 9 dicembre ha espresso perplessità anche sulla creazione di “Dipartimenti scolastici per la valutazione”, in quanto “porterebbero alla cancellazione dei collegi dei docenti”, andando contro la legge sull’autonomia scolastica.
Se il ministro assicura che non sarà fatto nessun passo indietro e “la riforma partirà dal prossimo anno scolastico”, il Consiglio di Stato ha nel frattempo momentaneamente sospeso ogni valutazione in merito ai regolamenti, ponendo forti dubbi sul rispetto della tempistica pronosticata dal MIUR per l’applicazione della riforma il prossimo anno scolastico.
In sostanza i giudici non capiscono come si sia arrivati a una tale “estensione” della delega. Secondo il Consiglio di Stato il regolamento non si limita “alla ridefinizione dei piani di studio e alla revisione dei quadri orari” contenendo disposizioni che eccedono tale ambito. La bozza di riforma contiene delle modifiche che verrebbero introdotte con un semplice decreto ministeriale mentre, secondo i giudici, occorre l’approvazione di una legge. Quindi un provvedimento che segua l’iter legislativo in Parlamento, aperto al dibattito e alle modifiche condivise, visto che si parla di istruzione. Ma una legge necessiterebbe di tempi molto più lunghi e non si riuscirebbe a partire già dal prossimo settembre con la nuova riforma, come vorrebbe il ministro Gelmini.
Unici soddisfatti, al momento, sono i sindacati: Mimmo Pantaleo, segretario della Flc-Cgil, commenta che questa “è la conferma che le nostre osservazioni fortemente critiche erano più che fondate. Ribadiamo ora con maggior forza che è il caso di fermarsi”. Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei COBAS, definisce “un importante stop alla riforma delle superiori” il parere del Consiglio di Stato e Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commenta “lo stop sui regolamenti dà ragione a ciò che ribadiamo da mesi: la riforma delle scuole superiori deve essere rinviata di un anno”.
Il rischio che tutto slitti al 2011-2012 è molto forte anche perché le critiche alla riforma provengono dalle stesse fila della maggioranza. Alcuni parlamentari non hanno gradito questa riforma troppo simile a quella voluta da Fioroni, abolendo il doppio canale (istruzione/formazione professionale) voluto dalla Moratti. Il dibattito è ancora aperto e sembra molto difficile che torni il sereno entro la fine dell’anno.

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Marianna Lepore


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