Rifiuti, un’emergenza infinita

Napoli_spazzaturaIn “emergenza” spazzatura Napoli ci sta ormai da 15 anni, ma negli ultimi due anni e mezzo era diventato lo slogan con cui prima vincere le elezioni e poi mostrare la “fattività” del Governo. Quando nel maggio 2008 il nuovo Governo Berlusconi si è insediato ha messo tra i principali obiettivi quello di risolvere il problema “monnezza” nella città partenopea. E forse non è un caso che proprio oggi, con una maggioranza in bilico e la bagarre in aula, la spazzatura torni in primo piano.

I rifiuti sono tornati sulle prime pagine dei giornali ma l’emergenza, come di solito viene definita, non è mai stata risolta. E ora ci sono anche gli ispettori dell’Unione europea a dichiararlo senza mezzi termini, attraverso il capo delegazione Pia Bucella: “Non basta un piano sulla carta – ha dichiarato – ma deve essere realizzato fattivamente”. Gli ispettori erano a Napoli il 22 e 23 novembre proprio per verificare la situazione della città in seguito alla nuova emergenza rifiuti. E una volta tornati a Bruxelles, Joe Hennon, portavoce del responsabile all’ambiente Janez Potocnik, ha assicurato che “la Commissione europea tratterà con urgenza il dossier dei rifiuti a Napoli”. In gioco c’è la possibilità di aprire una seconda procedura d’infrazione al trattato Ue nei confronti dell’Italia, che è già stata condannata nel marzo scorso da una prima sentenza della Corte di giustizia europea. La delegazione della Commissione Europea, che ha visitato anche il termovalorizzatore di Acerra (l’unico impianto della Campania) è stata chiara: “Non è immaginabile che passino altri 15 anni”.
Così mentre il Governo è alle prese con le accuse della Carfagna (proprio per il sistema di gestione dei rifiuti), e incassa un deciso “no” da Piemonte, Veneto, Marche, Liguria, Friuli Venezia Giulia e Lombardia, alla richiesta di ricevere i rifiuti della Campania, ci pensa l’Unione Europea a ricordare che i fondi, 145,5 milioni di euro ora sospesi ma destinati alla regione partenopea, “saranno sbloccati quando ci sarà un piano di gestione dei rifiuti regionale, quando, cioè, sarà avviato concretamente un lavoro” – ha dichiarato Pia Buccella. Perché se in 15 anni si sono ripetute sempre le stesse crisi, allora significa che “non c’è un approccio corretto al problema”. E se l’Unione Europea dovesse decidere per una seconda condanna, in questo caso ci saranno anche pesanti sanzioni da affrontare per l’Italia.
Dopo la condanna del nostro Paese del 4 marzo scorso per non aver realizzato una rete integrata di trattamento dei rifiuti in Campania per non aver avviato lo smaltimento del pregresso, le cosiddette ecoballe, questa volta gli ispettori non vogliono solo la presentazione di un piano, ma vogliono che sia implementato.
Sembra strano, però, che questo Governo riesca a rispettare le richieste europee. Fino ad ora è già stato difficile scrivere un decreto legge sulla raccolta dei rifiuti e la realizzazione dei termovalorizzatori in Campania. È stato questo testo, per giorni mai arrivato al Quirinale, a far scoppiare nuove risse nella maggioranza. La spazzatura, intanto, cresce. La Società italiana di Igiene parla di «pericolo igienico-sanitario» che può trasformarsi in un serio rischio per la salute dei cittadini. L’unica certezza, ora, è che il miracolo questa volta non è riuscito. Il 28 ottobre il premier disse “risolveremo la questione in tre giorni”. A un mese di distanza la monnezza è sempre lì, non si è spostata da sola. E un’altra promessa è stata tradita.

Marianna Lepore

  

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