Rifiuti, gli spot e la realtà

Rifiuti_NapoliPer me si va nella città dolente, per me si va nell’eterno dolore, per me si va tra la perduta gente. Le parole di Dante, oggi, sono molto attuali quando si pensa a Napoli, al degrado, alla camorra, alla spazzatura. L’emergenza rifiuti non fa più notizia. I giornali hanno altre emergenze: le case nuove (ancora molto poche) per gli aquilani, la libertà d’informazione da difendere, le gaffe continue del premier.

La spazzatura però non è sparita. Non se ne parla più, perché mostrerebbe l’incapacità del governo di affrontare la questione su cui, all’inizio, aveva puntato tutto. Spostando addirittura i Consigli dei ministri. Spot pubblicitari.
Oggi si assiste alla normalizzazione di uno stato patologico. Perché a furia di vederla, “la monnezza”, la gente nemmeno ci fa caso. La Napoli di cui, in questi giorni, alcuni giornali hanno parlato è migliorata: non ha più montagne di rifiuti, solo qualche collina. Ma i risultati sono decisamente scarsi visto l’impegno, le forze, l’esercito. E visto che non è un problema di Sud o di Campania. Parlare di problemi culturali, come fa Bertolaso è innanzitutto fuorviante, visto che Salerno, città da 140mila abitanti, è arrivata al 70 per cento di raccolta differenziata e Mercato San Severino, non lontana, al 90.
Certo, i numeri poi andrebbero verificati con la lente di ingrandimento, ma scoprire che a poca distanza ci sono delle popolazioni che se non altro si impegnano nella raccolta differenziata è la dimostrazione che qualcosa si può fare.
E in questo stato di silenzio, in cui di “monnezza” non si parla più, arriva una notizia che non tutti hanno riportato. Mentre festeggia la ben riuscita gestione dell’emergenza Abruzzo (ma qualcuno ha provato a intervistare veramente gli aquilani?), Guido Bertolaso è stato rinviato a giudizio.
Il provvedimento del procuratore Giandomenico Lepore e del pm Maurizio De Marco sulle posizioni dei tre ex commissari all´emergenza rifiuti Guido Bertolaso, Corrado Catenacci e Alessandro Pansa dice sostanzialmente due cose: secondo la Procura, in quegli anni si è verificata una gestione dei rifiuti «in violazione significativa delle autorizzazioni», così come era stato ipotizzato sin dal primo momento dai pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo.

Il reato per cui i tre sono accusati, gestione non autorizzata di rifiuti, è però meno grave rispetto a quello ipotizzato all’inizio delle indagini. Nello stesso procedimento è stata, infatti, chiesta l’archiviazione per Bertolaso dall’ipotesi di reato di traffico illecito di rifiuti e, per il prefetto Pansa, da quelle di abuso d’ufficio e falso.
Ai tre prefetti, che hanno sempre ribadito di aver agito correttamente, è stato però contestato un reato che rientra nelle “contravvenzioni”: può essere quindi punibile con l’arresto (da tre mesi a un anno in caso di rifiuti non pericolosi, da 6 mesi a 2 anni negli altri casi) o con un´ammenda pecuniaria.
Ma i fatti potrebbero prescriversi nel 2011 e considerando che ormai siamo a fine 2009, che la giustizia ha un iter più o meno complesso e che negli ultimi tempi le forze politiche stanno facendo di tutto per allungare ancora di più i tempi dei processi, è probabile che la prescrizione arriverà. Certo, è vero che la legge varata dal governo Berlusconi nel 2008 inasprisce le sanzioni per questo reato, rendendolo punibile con la reclusione fino a 6 anni, ma non può essere applicata a questo procedimento perché successiva ai fatti sotto inchiesta.
C’è chi, come l’ex presidente della Provincia di Napoli, Amato Lamberti, attacca Bertolaso per aver buttato i rifiuti “nelle discariche militarizzate. Gettando nel buco il “tal quale”, il rifiuto indifferenziato. Che secondo il decreto Ronchi dovrebbe essere proibito”.
E c’è sicuramente una colpa grave nella gestione rifiuti da parte di Bertolaso: “Non ha sciolto i Comuni che non hanno fatto la differenziata, – dice Del Giudice – non è partito un solo impianto di compostaggio, non sono stati rimodernati gli Stir, gli impianti ex Cdr, e l’inceneritore di Acerra è fermo”.

Così Napoli deve spendere 240 euro a tonnellata per mandare l’umido in Sicilia. E se la spesa fosse per un periodo breve, la si potrebbe capire. Eppure la spesa continuerà, come se Napoli non avesse molte altre cose su cui spendere. Il tutto avviene nel silenzio assoluto dei media e delle istituzioni. Non si seguono i rifiuti, non si sa veramente dove vanno a finire, non si sa come vengono trattati nelle discariche. L’importante è usare lo slogan che “tutto va bene”, che “abbiamo ripulito Napoli”. Mentre la monnezza cresce.

 
Marianna Lepore
 
  

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