La religione nel credito

Una settimana fa è arrivata la decisione del Consiglio di Stato a proposito del valore da dare alla religione cattolica durante gli scrutini. I giudici, riformando una sentenza del Tar della scorsa estate, hanno stabilito che la religione contribuirà alla determinazione del credito scolastico. Così una materia facoltativa può diventare determinante nell’attribuzione dei voti finali. 

Il privilegio sarà solo per quegli studenti che hanno deciso di seguire l’ora di religione e per quanti, invece, hanno optato per le materie sostitutive ora, a nemmeno un mese dalla chiusura delle scuole, arriva la notizia che avranno un voto in meno in pagella.
Il Consiglio di Stato ha riconosciuto la legittimità delle ordinanze in cui si stabiliva che nell’attribuire il credito scolastico (dato dalla media dei voti riportata dall’alunno) bisognava tener conto anche del giudizio del docente di religione. Perché, secondo i giudici, “nel caso l’alunno scelga di avvalersi di questo insegnamento, la materia diventa per lo studente obbligatoria e concorre quindi all’attribuzione del credito scolastico”.
La ministra Mariastella Gelmini “accoglie con soddisfazione la notizia” e non meraviglia perché non aveva mai nascosto di voler introdurre per la religione cattolica il voto al posto del giudizio, come in tutte le altre materie.
A poche settimane dalla chiusura delle scuole, quindi, il Consiglio di Stato ribalta la sentenza del Tar del Lazio che aveva bloccato le ordinanze emanate dall’ex ministro, Giuseppe Fioroni, in cui si riconosceva alla religione cattolica lo stesso diritto delle altre materie nell’attribuire il credito scolastico. Con la sentenza numero 7076 il Tar accolse i ricorsi presentati, a partire dal 2007, da alcuni studenti, supportati da diverse associazioni laiche e di confessioni religiose non cattoliche, che chiedevano appunto l’annullamento delle ordinanze ministeriali firmate da Fioroni.
Ora, in vista degli esami di Stato i ragazzi che hanno seguito le lezioni di religione si troveranno ad avere un giudizio e soprattutto un credito in più dei loro compagni non cattolici. Perché le materie alternative, che dovrebbero sostituire l’insegnamento della religione per chi sceglie di non seguirla, il più delle volte non sono mai state attivate e, per effetto dei pesanti tagli alla scuola, subiranno nuove riduzioni. “Siamo di fronte a un atto palesemente anticostituzionale – commenta Mimmo Pantaleo, segretario nazionale Flc Cgil – chi fa l’ora di religione ha un giudizio in più che fa media, chi non la fa no”.
Poco importa che, ormai, soprattutto nelle grandi città la maggior parte degli studenti non si avvale di questo insegnamento (a Milano è circa il 40% degli studenti nelle scuole superiori). Il governo che taglierà 140mila posti di lavoro tra personale docente e non docente in tre anni, spende più di un miliardo di euro l’anno per pagare lo stipendio agli insegnanti di religione che hanno ricevuto il sigillo clericale. Mentre i loro colleghi aspettano con ansia di sapere che fine faranno a settembre, i docenti di religione, circa 25mila, insegnano senza concorso, 15 mila di loro sono di ruolo e se il loro corso dovesse sparire potrebbero cambiare cattedra e insegnare altre materie superando in curva la lunga fila dei precari che ne avrebbero diritto.
Quel che è più grave della sentenza è che finisce per rendere obbligatorio il facoltativo. Per non perdere quel credito in più (dello stesso valore di italiano o matematica) gli studenti sceglieranno la religione per migliorare la media. E chi non lo farà sarà costretto ad avere un voto peggiore visto che i corsi alternativi non ci sono. Su questo punto la sentenza non risparmia critiche al ministero. “La mancata attivazione dell’insegnamento alternativo”, si legge, “può incidere sulla libertà religiosa dello studente o delle famiglie”. Se non c’è un insegnamento alternativo allora lo studente può solo vagare nei corridoi. Un aspetto di cui il Ministero appellante dovrà necessariamente farsi carico.
In tempi di tagli è, però, difficile credere che il ministero pagherà due insegnanti per coprire un’ora, proprio quando si chiudono i laboratori o si taglia sul tempo pieno. Così già dal prossimo giugno, a scrutini esposti, ci potrebbero essere molte sorprese. Nel frattempo l’unica a festeggiare è la Chiesa.

Lo Stato era laico

Marianna Lepore

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