Testimone senza scorta

PieraAiello_noscortaAveva solo 22 anni e una figlia di 3, quando i sicari della mafia le uccisero il marito. Decise di denunciare Cosa Nostra così come aveva fatto la cognata Rita Atria, di appena 17 anni. Rita si è suicidata dopo la strage di via D’Amelio. Piera ha voluto resistere. Ma per 18 anni ha vissuto quasi nascosta come testimone di giustizia. Poi ha scoperto che lo Stato l’aveva fatta uscire dal programma di protezione. E Piera Aiello ha deciso di reagire, a modo suo.

E’ tornata a vivere a Partanna, il suo paese d’origine nel Trapanese. Un gesto di protesta. “A distanza di diciotto anni da quella scelta che ha segnato la mia vita e che non rinnego, dico basta. Ritorno in Sicilia, visto che sono una ex testimone, ritorno a casa mia, dove nessuno può cacciarmi, ritorno alla mia identità, che nessuno ha diritto di cancellare.”
In realtà l’uscita dal programma di protezione risale allo scorso aprile ma poiché secondo la ex testimone la prefettura della località in cui viveva non aveva preso ancora alcuna misura per garantire la sua sicurezza, alla fine Piera ha deciso di tornare nella sua Sicilia e “far sapere all’opinione pubblica l’inefficienza di persone e funzionari istituzionali che hanno l’ardire di gestire con assoluta incompetenza e totale disinteressamento situazioni delicatissime”.
Ora è tornata da dove fuggì 18 anni fa, da dove provengono i boss della mafia del Belice che lei ha contribuito a far condannare. Ma Piera è di nuovo sola nella sua battaglia. Sua figlia, oggi, ha la stessa età che aveva lei, quando rimase vedova. “Va all’università. Studentessa universitaria. E l’ultima volta che l’ho vista mi ha detto ‘mamma, ricordati che hai una famiglia’”.
Proprio a Partanna ci sono dei cittadini che hanno deciso di proteggere l’ex testimone di giustizia. Una “scorta” della società civile. L’idea è di Nadia Furnari, responsabile dell’associazione antimafia “Rita Atria”. “I siciliani onesti, quelli che non vogliono più piangere i morti ma sostenere i vivi, difenderanno con le armi della nonviolenza e della pace Piera Aiello”.
Piera ha fatto molti sforzi per onorare il patto di collaborazione con lo Stato e la Giustizia. Non ha potuto avere una vita normale, ha dovuto superare mille difficoltà per far crescere una figlia di cui lo Stato, che avrebbe dovuto proteggerla, si era totalmente dimenticato. Poi lo scorso aprile un carabiniere svela la sua copertura. Piera non sta zitta. Però, “dal giorno in cui ho denunciato quest’episodio, sono stata abbandonata”.  Lei aggiunge che non le è stata offerta alcuna possibilità di trasferirsi in un’altra località, ma l’unica cosa certa è che lo Stato sembra essersi dimenticato che il rischio per questa donna e la sua famiglia è ancora alto. La protezione ai testimoni di giustizia prevede la possibilità di revoca solo se c’è una “effettiva cessazione del rischio”.
Forse è così, forse per Piera non c’è più pericolo. Si sta facendo solo rumore. Ma la domanda che proprio lei lancia in un comunicato stampa, è più che lecita. Perché gli organi competenti non le hanno ancora notificato, come dovrebbero con un ex testimone, lo scampato pericolo così come le hanno notificato l’esilio? E soprattutto perché fino al mese di luglio è potuta andare in Sicilia con tre uomini di scorta più due di supporto sul territorio.
Cinque uomini a spese dello Stato. Cinque uomini che in meno di tre mesi non sono più necessari.
Marianna Lepore

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