Napoli, la crisi rifiuti continua

Napolirifiuti2011Sembrano tempi lontani quando la spazzatura di Napoli era tra le priorità da risolvere per il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Puntualmente ci sono state altre crisi e altre priorità. La monnezza, però, è difficile eliminarla senza dei piani strutturali di lungo termine, senza adottare una raccolta differenziata in tutta la città. Soprattutto senza pensare che il problema deve essere risolto e non solo momentaneamente tamponato. Così, con la stagione estiva alle porte, il capoluogo campano è di nuovo ricoperto di spazzatura.

Questa volta il problema rifiuti è ancora più grave dello scorso Natale, perché tutte le ipotesi fatte negli ultimi mesi sono fallite (dall’invio dei rifiuti in Spagna a quello nelle altre regioni). E poiché sono state cancellate anche tutte le discariche individuate nel decreto di fine emergenza, la soluzione non esiste più, mentre il problema resta evidente a tutti. Tanto che anche il governatore Caldoro, nel presentare il piano regionale dei rifiuti ha dichiarato che ci vorrà tempo per uscire dall’emergenza, tre anni circa, in cui crisi come quelle di questi giorni potrebbero accadere di nuovo.
Negli ultimi giorni di marzo si è arrivati ad avere più di 1.850 tonnellate di immondizia per le strade, con la spazzatura che non ha travolto solo le zone periferiche della città ma anche le strade del centro.
E immancabili sono tornati i roghi della spazzatura. Nelle ultime notti i vigili del fuoco hanno dovuto spegnere molti incendi: estrema protesta per una popolazione che in qualche modo cerca di reagire alla spazzatura che la sommerge. Mentre il sindaco, Rosa Russo Iervolino, lancia nuovi appelli per chiedere solidarietà alle altre regioni e il governatore Caldoro presenta le nuove linee di sviluppo del ciclo integrato in cui sono previsti altri 3 termovalorizzatori e nuovi sversatoi, arriva l’allarme dell’assessore all’igiene, Paolo Giacomelli, per le condizioni igieniche sanitarie e l’invito alle autorità preposte, cioè Provincia e Regione, “ad individuare al più presto gli impianti che garantiscono a Napoli e a tutta la provincia di smaltire i rifiuti prodotti ogni giorno”.
Un allarme, quello sui rischi sanitari, condiviso in pieno anche da Maria Triassi, del Dipartimento di Igiene alla Federico II e dai tecnici dell’Asl per l’aumento di topi (qualcuno dice grandi come conigli)e blatte in giro per la città.
Il nuovo piano regionale per la gestione dei rifiuti approvato a fine Marzo non pensa a metodi alternativi per smaltire i rifiuti ma si concentra solo sugli inceneritori, prevedendone 5, con uno che si occuperà di bruciare 7 milioni di eco balle stoccate a Giugliano. Legambiente parla di “regalo alla lobby degli inceneritori”, ma non è l’unica a pensare che un piano simile non possa funzionare. Anche Janez Potocnik, commissario europeo all’ambiente, qualche giorno prima dell’approvazione del piano aveva ammonito: “E’ importante che vengano definiti degli impegni di lungo periodo così come è necessario stabilire degli obiettivi nel breve periodo che riguardino la raccolta differenziata”. Potocnik ha dichiarato che in mancanza di un piano di smaltimento rifiuti credibile, l’Unione Europea non solo non sbloccherà i 150 milioni di euro di fondi per la Campania, ma applicherà delle sanzioni e perfino pagamenti quotidiani.
L’Unione Europea si augura che in tutti gli Stati membri i rifiuti siano visti come una risorsa perché il miglior rifiuto è quello non prodotto e poi ci sono il riutilizzo, il riciclo e l’incenerimento per produrre energia solo quando non ci sono altre alternative. La discarica è contemplata come ultima ratio, contrariamente ai metodi italiani. Il piano regionale campano non sembra però seguire le indicazioni di Potocnik, perché l’unico obiettivo che la regione impone è quello di incrementare la differenziata arrivando al 50% per la fine del 2011. Un obiettivo che rischia di rimanere solo sulla carta perché oggi il 50% dei Comuni non ha raggiunto il 35% previsto per il 2010 e Napoli è ferma al 18%.
Caldoro scarica le colpe su “20 anni di follia nelle scelte delle politiche dei rifiuti” e i napoletani fanno quello che gli riesce meglio, si “arrangiano”. Ecco che torna il “lancio del sacchetto”, uno sport necessario per buttare i propri rifiuti e non fare lo slalom nella spazzatura. Un lancio addirittura immortalato e diffuso in internet. E dalla tragedia si prova a ridere con la parodia partenopea di Che tempo che fa, che diventa Che tempo ‘è munnezza. Un grottesco bollettino sul pattume quotidiano in Campania.
Tra una risata e l’altra si arriverà alla prossima estate, con la spazzatura che ancora una volta farà calare i turisti: in due anni 95 mila presenze in meno.  E ancora una volta nessuno farà pianificazioni di lungo periodo o riuscirà a convincere la città a fare una decente raccolta differenziata.

Marianna Lepore

 
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