Un’altra morte in terra di camorra

Roberto Landi

Al Sud, i morti ammazzati non fanno più rumore. Ce ne sono e ce ne saranno ancora tanti. Troppi per le madri, le mogli, i figli che si trovono a piangere qualcuno che diventa solo uno tra i molti. Ma si sa nelle terre di camorra non si vive, si sopravvive. Così accade che un onesto politico finisca nel calderone, in un pastone di cronaca insieme ad altri, poche righe o battute in un Tg nazionale. 
Ma quel qualcuno aveva un nome: Roberto Landi, candidato alle provinciali per l’Udc ed ex assessore ai Lavori Pubblici di Villaricca, provincia nord di Napoli, e non era come gli altri. 

Ma è stato trovato crivellato di colpi, giovedì scorso, seppellito su una spiaggia di Licola, e nelle terre di camorra il pensiero corre veloce: se uno muore ammazzato tanto “buono” non era.
Non è il caso di Roberto, che era così buono da pensare di poter partecipare ad un’asta giudiziaria e acquistare un immobile senza pestare i piedi a qualcuno che “conta”. Sembrerebbe proprio questa, infatti, la causa della sua uccisione. Landi aveva comprato una palazzina a Castelvolturno per 300mila euro, forse qualcuno voleva riacquistarla ad un prezzo inferiore o la voleva semplicemente indietro. L’ultimo ad averlo visto vivo, mercoledì mattina quando ha lasciato il centro diagnostico medico di proprietà della famiglia, in seguito ad una telefonata, sarebbe proprio il mediatore immobiliare. 
Un colpo alla gamba, uno al torace e uno al volto, avvolto in un telo e seppellitto sotto due metri di sabbia sul litorale campano, il ritrovamento e l’autopsia. E’ morto così Roberto Landi, come spesso accade da queste parti, ma come non vorrebbe morire nessuno. Ora si chiede giustizia, quella urlata sui bigliettini lasciati fuori il centro diagnostico di via Fermi a Villaricca, dove Landi, a volte, offriva visite gratuite alle famiglie meno agiate, e quella silenziosa della moglie e dei due figli di 16 e 12 anni. 

Emiliana Avellino

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