Intollerabile

La morte di Petru

Le mafie italiane sono un’emergenza? A differenza di quanto comunemente si pensa il numero totale dei crimini non è significativamente maggiore al Sud rispetto al Nord. E i media e la politica ultimamente sembrano considerare un’emergenza molto più l’immigrazione delle mafie, anche se non è affatto vero che l’aumento degli immigrati abbia fatto aumentare i crimini. Ma le mafie sono un’emergenza, una gravissima emergenza democratica, perché le mafie fanno quello che vogliono.

 Le mafie hanno divorato interi brani della società italiana e si sono impadronite di un pezzo rilevante del paese. Si sono impadronite di un pezzo rilevante dell’economia. Si sono impadronite di un pezzo troppo grande della nostra coscienza civile. Ci siamo abituati alle mafie come se fossero una cosa normale. L’Italia si indigna, giustamente, per molti tipi di delitti. Se un poliziotto uccide un tifoso innocente. Se una ragazza inglese viene uccisa nella sua casa. I cittadini si indignano per molti crimini, ma gli omicidi di mafia cadono nel silenzio. 
In Campania dall’inizio dell’anno sono state commessi 50 omicidi, 37 ancora irrisolti e quasi tutti riconducibili alla Camorra, ma il caso che ha fatto più rumore sui media è quello del pensionato ucciso da due giovani romeni, anche se poi si è scoperto che uno dei due era stato vittima di pedofilia da parte dell’uomo. E oggi, dopo circa 20 giorni dal fatto, è arrivata su alcuni giornali nazionali la storia di un altro romeno. Una storia che colpisce per la sua tristezza e per quello che rivela sull’Italia. Petru Birladeandu aveva 33 anni, una moglie e due figli di 10 e 6 anni. Si guadagnava da vivere suonando la fisarmonica nella metropolitana di Napoli. E’ stato ucciso “per sbaglio” dai killer della camorra il 26 maggio alla stazione di Montesanto. La maggior parte della gente che passava di lì, mentre la moglie si disperava e chiamava aiuto, non si è nemmeno fermata. L’ambulanza è arrivata con 30 minuti di ritardo. L’indifferenza della gente è stata motivata dal razzismo, dalla paura, dall’egoismo, o da tutte queste cose insieme? Quale che sia il motivo, è intollerabile
E’ intollerabile la morte di Petru, nel tardo pomeriggio, in pieno centro, in una delle più grandi città d’Italia. E’ intollerabile che un innocente possa morire in questo modo. E’ intollerabile che Napoli, l’Italia non si ribellino. E’ intollerabile soprattutto che la Camorra pensi di poter uccidere chiunque, ovunque, quando vuole, senza scatenare nessuna reazione civile. E’ intollerabile che sia considerata una cosa normale dalla nostra coscienza. E’ intollerabile la morte di tante altre persone in Campania di cui l’Italia non si preoccupa come se già si desse per scontato, senza nemmeno chiederselo, che sono solo “mafiosi che si uccidono fra di loro”. Ma noi non lo sappiamo se Carlo Borrelli, imprenditore di 39 anni, sposato con due figli, ucciso con 5 colpi di pistola e poi bruciato, identificato grazie alla fede con il nome della moglie, fosse in affari con la Camorra o un uomo innocente che si era ribellato ai camorristi. Sappiamo che ora è un’altra vittima della Camorra. Come Cosimo Nizza, un uomo di 48 anni disabile ucciso a Benevento sulla sua sedia a rotelle. Intollerabile, come la morte di Luigi Tommasino
Non è molto migliore la situazione in Calabria, 29 omicidi dall’inizio dell’anno, 18 ancora irrisolti e molto probabilmente riconducibili alla N’drangheta. Tra di essi la morte di Inna Abramovia, di origine ucraina, madre di 4 figli. Uccisa vicino a Catanzaro insieme al convivente Giuliano Cortese dopo che avevano accompagnato le due bambine più piccole all’asilo. Lui ha tentato di fuggire ed è morto davanti alla madre.
In Sicilia 27 omicidi quest’anno, 16 ancora irrisolti, chissà quanti tra questi riconducibili alla Mafia. Sapremo mai perché è morto Giuseppe Petruso, camionista incensurato di 49 anni, ucciso sulla porta di casa davanti alla madre e ai due figli? La Mafia ormai uccide molto meno della Camorra e della N’drangheta, ma continua a farlo.
In Puglia 25 omicidi, 12 irrisolti e anche in questo caso molti sono riconducibili alla Sacra Corona Unita. Come quello di Andrea Barbarino, finito su una sedia a rotelle per un precedente tentativo di ucciderlo nel 2003 ed eliminato alle 9 di mattina in una strada di Manfredonia. Nessun testimone. O il boss Savino Cellamare, ucciso dal barbiere a Cerignola con 11 proiettili.
Omicidio mafiaOgnuna di queste storie è intollerabile, e lo spazio non basta per elencarle tutte. E’ intollerabile che vengano uccisi innocenti ed è intollerabile anche se vengono uccisi pregiudicati, perché non c’è la pena di morte in Italia e nessuno ha il diritto di applicarla. E’ intollerabile che le organizzazioni criminali agiscano come un potere indipendente, più forte dello Stato. E’ intollerabile che queste storie non abbiano molto più spazio sui media e nella coscienza civile della nazione. E’ intollerabile che la maggior parte degli omicidi irrisolti d’Italia si concentri in queste quattro regioni del Sud. E’ intollerabile che non ci si indigni per ognuno di questi omicidi, che non si segua ogni caso fino a quando non sono stati arrestati i responsabili.
E’ intollerabile un paese dove la gente piange davanti alla televisione per le ridicole vicende sentimentali dei partecipanti ai reality show e non versa una lacrima per uomini e donne innocenti uccisi dalle mafie con straordinaria ferocia e straordinaria arroganza.
La polizia e la magistratura combattono le mafie, effettuano arresti importanti, ma la verità è che non possono vincere senza l’appoggio costante e forte della popolazione locale e di tutto il paese. Non basta leggere un articolo di Saviano ogni tanto. I mafiosi devono essere isolati, devono sentire l’ostilità di tutta la nazione, la determinazione a combatterli da parte di tutti, la reazione civile. Perché le mafie sono una piccola minoranza di banditi vigliacchi che vivono e prosperano grazie al silenzio di molti.
Ed è questo silenzio ad essere intollerabile.

Francesco Defferrari

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