La trattativa continua

Falcone e BorsellinoDopo le contrastanti dichiarazioni di Graviano e Spatuzza i fedelissimi del premier, tra cui il direttore del Tg1, hanno cantato vittoria sostenendo che non c’è mai stata nessuna trattativa tra il partito di Berlusconi e la mafia. Peccato che in realtà questa ipotesi non si basa soltanto sulle dichiarazioni di Spatuzza smentite dal suo boss, Graviano, ma su una serie di altre testimonianze e di riscontri. Infatti prima di loro Dell’Utri era già stato condannato in primo grado.

Per concorso esterno in associazione mafiosa. La stessa accusa rivolta a Cosentino, per cui la Camera ha appena negato l’autorizzazione all’arresto con fantasiose motivazioni. In una democrazia sana un premier sospettato di trattative con la mafia si sarebbe dimesso da parecchio tempo. Perché il semplice sospetto di una cosa simile, a meno che lui non possa dimostrare la totale falsità di simili accuse, sarebbe più che sufficiente per fargli perdere la fiducia degli elettori.
Ma nella dittatura mediatica italiana, dove il vero è falso e il falso è vero, questo non accadrà mai perché la propaganda lavora sodo ogni giorno per far dimenticare agli italiani che tutti i sospetti contro Berlusconi restano in piedi. I fatti non si possono cancellare. La frequentazione di Mangano, la Banca Rasini, gli atti del processo Dell’Utri e molti altri elementi svelano infatti uno scenario di contatti tra il premier e la mafia che le smentite di un boss non possono cancellare. Si potrebbe obiettare, come dice Berlusconi, che è tutto un complotto da parte dei mafiosi stessi per attaccare un capo di governo che lavora contro la mafia. Peccato che questa tesi abbia scarso fondamento. Non sono infatti soltanto le vicende processuali a gettare ombre sulla sincerità dell’impegno di Berlusconi contro la mafia, ma anche le numerose leggi dei suoi governi che hanno finito per favorire, direttamente o indirettamente, i mafiosi. Tra queste possiamo citare lo scudo fiscale e i numerosi condoni, la vendita all’asta dei beni sequestrati, le varie polemiche contro i pentiti, la prevista legge contro le intercettazioni e tutte le occasioni in cui Berlusconi ha attaccato i magistrati che lottano in prima linea contro la criminalità organizzata. Chi conosce bene tutti questi elementi non può che farsi un’idea molto diversa sui rapporti tra politica e mafia rispetto a quella di Minzolini e altri propagandisti pagati dal boss. 
Sappiamo che Andreotti e la DC hanno avuto rapporti con la mafia fino almeno al 1980. Se molti anni dopo alcuni pentiti hanno accusato Andreotti non è perché lui abbia sempre combattuto la mafia a spada tratta, ma perché a un certo punto ha smesso di aiutarla e, caso strano, i pentiti hanno iniziato a parlare. Le contrastanti dichiarazioni di Spatuzza e Graviano fanno pensare a qualcosa di simile. Uno parla e l’altro smentisce e questo sembra un perfetto avvertimento in stile mafioso. “Possiamo dire tante cose su di te se non ci aiuti”. E guarda caso negli stessi giorni il premier affonda i suoi attacchi contro la magistratura e la Costituzione. Anche questo sembra un messaggio mafioso. “Metterò a posto i giudici che mi attaccano per motivi politici“. Ed eliminare l’indipendenza della magistratura sarebbe una cosa utilissima non solo per il premier, ma anche per tutti coloro che hanno problemi con la giustizia. 
Non c’è mai stato in Italia un governo che abbia combattuto le organizzazioni mafiose senza equivoci e senza zone grigie. Basta conoscere la storia del nostro paese per rendersene conto. Quindi non ha senso chiedersi quando e se c’è stata una trattativa tra stato e mafia. C’è sempre stata una trattativa. L’unico momento in cui la trattativa si era interrotta è stato tra la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90, quando giudici come Falcone e Borsellino combattevano davvero la mafia e la politica, sotto la pressione dell’opinione pubblica, non osava fermarli. La mafia ha reagito con una catena di omicidi e stragi, come ben sappiamo, e ci sono fondati sospetti che alcune di quelle bombe avessero padrini politici. Dopo, la trattativa è ripresa e le mafie si sono di nuovo infiltrate nella politica come hanno sempre fatto nella storia d’Italia. E oggi, come sempre, la trattativa continua

Francesco Defferrari

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