Lipari, lo sciopero degli ex operai

LipariexcavapomiceNel giorno in cui sono stati pubblicati i dati sulle dichiarazioni dei redditi dei parlamentari e si scopre (si fa per dire) che il più ricco è Silvio Berlusconi che nel 2009 ha dichiarato oltre 23 milioni di euro, è ancora più importante parlare di chi, invece, non ha più i soldi nemmeno per mangiare.
In una fantastica isola del sud Italia, di cui tutti potrebbero innamorarsi, da 3 giorni alcuni operai sono in sciopero della fame.

Fino ad ora il Governo non si è interessato della crisi economica o della crisi lavorativa. Ha abbandonato anche i suoi elettori, troppo occupato dall’approvare leggi che, in media, possono interessare una o due persone.
In particolare la politica si è dimenticata del Sud Italia, da cui continuano a fuggire i giovani. E ora sembrerebbe si sia dimenticata anche di piccoli angoli di paradiso, come le isole Eolie. Salvo poi ritornarci, come testimoniano puntualmente i servizi patinati estivi, per le vacanze di agosto.
Chi vive a Lipari, però, non può aspettare agosto per sopravvivere. L’isola che ha da sempre basato il proprio sostentamento sulle cave di pomice, tre anni fa ha dovuto dire basta. Per ottenere il riconoscimento dell’Unesco come sito patrimonio mondiale dell’Umanità, ha dovuto accettare che le cave fossero chiuse. Ma nella 31° sessione dell’Unesco veniva anche analizzato il problema occupazionale conseguente alla cessazione delle attività minerarie, stabilendo che “un programma comprensivo, per la riassunzione ed il riaddestramento del personale debba essere effettuato immediatamente”.
L’isola è diventata patrimonio mondiale dell’Umanità, ma degli operai nessuno si è preoccupato. Nonostante fossero stati promessi nuovi posti di lavoro, ora 38 famiglie sono alla fame.
Così alcuni lavoratori hanno deciso di iniziare lo sciopero della fame e hanno occupato per protesta il municipio.
Hanno annunciato che l’iniziativa sarà a tempo indeterminato, “fino a quando il ministero dell’Ambiente, la Regione e il Comune di Lipari non troveranno una soluzione” ai problemi, iniziati con la chiusura della Pumex, l’azienda che si occupava dell’estrazione della pomice.
Per tredici lavoratori è finito anche il periodo di mobilità e ora, in una comunità piccola come Lipari con l’aggravante della difficoltà dei trasporti con la terraferma, non sembra esserci alcuna possibilità per il futuro.
Anche il segretario reggente del Pd di Lipari, Saverio Merlino, ha scritto una lettera al segretario nazionale, regionale e a tutti i senatori e deputati del suo partito per richiamare l’attenzione su questo problema. “Si poteva fare di più”, scrive, e riconosce le colpe del suo partito. Ma soprattutto richiama il Governo a dare una risposta.
Oggi Neda Saltalamacchia, una delle persone che partecipava allo sciopero, è stata ricoverata perché in gravi condizioni di salute. Ma prima di lei altri cinque operai hanno avuto la stessa sorte.
Se almeno, in tutto questo, l’isola avesse guadagnato qualcosa dal punto di vista ambientale, si potrebbe festeggiare. E invece da mesi la cava di Ponticello è anche a rischio crollo, tanto che per via delle continue frane è stata chiusa la strada provinciale che conduce nella borgata di Acquacalda. E così per raggiungere il centro di Lipari gli isolani devono percorrere 20 km in più.
Tutto questo, però, non è un problema della lontana Roma. Così operai onesti che per una vita hanno lavorato nelle cave dell’isola, ora non hanno più nulla. E l’unica alternativa è protestare, sperando che il loro dramma raggiunga la terraferma e qualcuno si ricordi di loro.

Marianna Lepore


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