L’Aquila, due anni dopo

lAquila2anniterremotoDue anni dopo a l’Aquila non è cambiato niente: le macerie sono ancora tutte lì e gli sfollati sono 38mila. Il 6 aprile del 2009 la terra in Abruzzo tremò alle 3.32 di notte. La mattina seguente tutta l’Italia si stringeva attorno agli aquilani e partivano le gare di solidarietà, i progetti, le promesse. Sono state fatte tante promesse in quei mesi, eppure oggi l’Aquila è ancora una città fantasma con un centro storico disabitato e ben lontano dal tornare a vivere.

Oggi all’Aquila c’era il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, accolto dagli applausi di un popolo che ha poche speranze nel futuro. “Gli abitanti dell’Aquila – ha dichiarato il capo dello Stato – non devono aver paura di essere dimenticati”. Queste parole, però, sono dure da digerire non solo per i parenti delle 309 vittime, ma anche per tutti gli altri aquilani che in due anni si sono visti promettere di tutto per poi accorgersi che finito lo show, l’Aquila sarebbe diventata una città dimenticata. I grandi della Terra nel 2009 fecero il giro per le stradine del centro storico e davanti ai loro occhi fu proprio il presidente del Consiglio ad assicurare che si sarebbe ricostruito tutto velocemente. Oggi Berlusconi non c’era a l’Aquila ed erano stati gli stessi cittadini a dichiarare esplicitamente che solo il Capo dello Stato sarebbe stato ben accolto.
Il presidente del Senato, Renato Schifani, leggendo un messaggio al Senato, oggi, ha detto che “molti sforzi sono stati compiuti per restituire una casa a migliaia di famiglie, rilanciare le attività economiche, ricostituire il tessuto civile e culturale”. E ha invitato a non dimenticare il grande lavoro fatto dalle istituzioni negli ultimi anni. Gli aquilani, però, non la pensano allo stesso modo. Tanto che il sindaco Massimo Cialente, intervistato da Rainews24, ha voluto avvisare altri cittadini italiani che in questo periodo stanno vivendo un difficile momento: “A Lampedusa si è parlato di zona franca e sono state dette le stesse cose raccontate anche a noi riguardo alle tasse, ai mutui… Agli amici di Lampedusa consiglio di continuare a pagare i mutui, altrimenti si ritroveranno con interessi pesantissimi come è successo agli aquilani”. 
Il sindaco ha voluto poi fare un appello per avere almeno mille case entro Natale e togliere i suoi concittadini dalle sistemazioni provvisorie in cui vivono da due anni. Alla cerimonia era presente anche il presidente dell’Abruzzo e commissario alla ricostruzione Gianni Chiodi che ha voluto smentire la notizia secondo cui dopo due anni la ricostruzione non sarebbe ancora partita, ma ha poi precisato che “sarà completata non prima di dieci anni”.
A due anni dal sisma anche l’ospedale dell’Aquila non è stato ricostruito. I 47 milioni dell’assicurazione sono finiti nel calderone della Asl per ripianare il debito sanitario regionale. Una ulteriore beffa per chi vorrebbe ripartire proprio dalla città.
Ai 18mila che ieri notte manifestavano in silenzio per il centro storico straordinariamente aperto ai suoi cittadini interessano poco le polemiche. Quei 309 rintocchi nel silenzio e freddo della notte sono stati pesanti, soprattutto perché quelle strade non sentivano il brusio della gente da due anni.
Tra pochi giorni, l’8 aprile, partiranno le udienze per il processo civile dell’inchiesta che vede indagati i vertici della Commissione grandi rischi e nel cui ambito i parenti delle vittime hanno chiesto un maxi risarcimento di 22 milioni di euro.
Intanto l’Aquila aspetterà che le macerie ritornino ad essere case e che i silenzi si riempiano di nuovo delle parole della gente.

Marianna Lepore


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