Meno case per tutti

Aquila_assegnazione_case250909Dopo quasi sei mesi le tendopoli, a L’Aquila, saranno chiuse. Il Governo festeggia, convinto di aver raggiunto un traguardo, d’altronde l’aveva promesso “case pronte entro fine settembre”. Ma la chiusura delle tendopoli non significa necessariamente un tetto sulla testa per gli aquilani, il caldo delle quattro mura, specie con il freddo che arriva.

La ricostruzione vera e propria della città è ben lontana dall’essere raggiunta. I politici dal canto loro sembrano quasi essersi dimenticati del dramma aquilano e ritornano in regione solo per i festeggiamenti, per sorridere alle telecamere. Le scuole non sono pronte, l’ultimazione del progetto Case slitta di mesi, le tendopoli chiudono e la politica di spopolamento sta devastando le comunità locali.
Nemmeno i precedenti terremoti irpino e umbro sono riusciti a insegnare qualcosa. Molti proclami, annunci, e poi, oggi, cosa resta agli aquilani?
Qualche casa è stata costruita e poi assegnata alle famiglie e come spesso capita, in Italia, i criteri di assegnazione non sono stati compresi. Così la Rete “3 e 32”, riferimento dei Comitati cittadini, è pronta ad impugnare la graduatoria di assegnazione degli alloggi provvisori.
Con un ricorso al Tar potrebbero, però, allungarsi i tempi per il rientro, nel caso in cui il tribunale amministrativo dovesse concedere la sospensiva. Certo, Comune e Protezione civile sarebbero costretti a rivedere l’elenco ma, nel frattempo, circa quindicimila persone dovranno fare i conti con i ritardi che inevitabilmente seguiranno.
Le abitazioni assegnate fino a questo momento, però, sono state per cinquemila famiglie aquilane. Ma le famiglie in mezzo a una strada sono molte di più. “Solo 2.900 persone potranno entrare nelle case dopo il 29 settembre. – sostiene Enzo Blundo, del Comitato cittadini per i cittadini – Ad aspettare una casa per l’inverno, in realtà, sono circa 28mila sfollati che possedevano abitazioni classificate E”.
Così i diecimila che in questi mesi hanno abitato nelle tende, si troveranno nuovamente in mezzo ad una strada con la chiusura delle tendopoli. Lo spot “dalle tende alle case”, però, non può essere cancellato. Ormai si è entrati nel meccanismo, bisogna andare avanti.
Dodici tendopoli sono già state smantellate e ora si procederà con le altre, con la gente che comprensibilmente non vuole andare in un’altra residenza provvisoria. Tra cinque giorni lo smantellamento dovrà essere completato.
Il popolo si scalda e il 29 settembre scenderà in piazza, in concomitanza con la cerimonia di consegna delle prime case a Bazzano, alla quale parteciperà il premier Silvio Berlusconi.
Un corteo di protesta che cercherà di passare anche per via XX Settembre, simbolo di questo terremoto.
 
Marianna Lepore

 
  

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