L’isola dei cassintegrati cinque mesi dopo

Isolacassintegrati150giorniSono passati più di 150 giorni da quando i cassintegrati della Vinyls di Porto Torres hanno occupato l’ex carcere di massima sicurezza dell’Asinara. Da allora la loro protesta è stata raccontata su internet, come un vero reality. L’isola dei cassintegrati, però, non ha portato compensi milionari. Molti giornali e programmi si sono occupati, all’inizio, della protesta. Ora, 155 giorni dopo, gli operai sono sempre lì e il governo ha altri problemi di cui occuparsi piuttosto che della loro vertenza.

Il 24 Febbraio, dopo quattro mesi di cassa integrazione, un gruppo degli operai della Vinyls ha deciso di sbarcare sull’isola dell’Asinara per occuparla e far discutere quanto “L’isola dei famosi”. Questa volta non ci sarebbero state giovani modelle in bikini o vecchie star resuscitate per riempire i palinsesti della nostra televisione. Questa volta ci sarebbero state le storie reali di un gruppo di operai, il dramma dell’assenza di un futuro per le loro famiglie.
La loro storia la raccontano giornalmente su un sito, su una pagina twitter e su un gruppo facebook che a tutt’oggi ha raggiunto quasi 104 mila adesioni. La protesta è entrata a far parte anche del sito di Wikipedia alla voce “Asinara”.
I giornali europei si interessano a questa originale invasione, prima con un articolo su un free press spagnolo,  poi con un lungo pezzo sul francese Le Monde che definisce questa occupazione come “una protesta inedita”. Il giornale francese ricorda, soprattutto, come con il passare dei giorni siano sempre meno i media che si occupano di questi nuovi prigionieri.
Così i 150 giorni di reclusione quasi passano in sordina. Qualche giornale li ricorda, molti altri no. Soprattutto non se ne occupa il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in questo momento preso dalle faccende interne al suo partito e non se ne occupa il ministro per lo Sviluppo economico, visto che il posto è ancora vacante.
Non sono servite a nulla le proteste, i presidi davanti a Palazzo Chigi, le interviste: per ora non c’è nessun futuro per questi operai. E l’Italia sembra quasi dimenticarsene, presa com’è dai tantissimi altri operai o dipendenti che negli ultimi mesi hanno perso il proprio posto di lavoro.
Nessuno pensa ai costi immensi che l’importazione della plastica comporta, quando invece gli stessi operai ora isolani potrebbero produrla facendo abbassare il costo salito alle stelle.
A cinque mesi dall’inizio della reclusione sull’isola dell’Asinara, i cassintegrati della Viniys continuano la loro protesta. Il mondo politico e parte di quello mediatico sembra essersi dimenticato di loro. Ma i cittadini italiani no: perché come loro ogni giorno affrontano la crisi economica, la mancanza di lavoro, la precarietà delle loro vite. Gli operai della Vinyls sono diventati parte integrante dell’isola e senza mai stancarsi accolgono tutti quelli che sbarcano a portare la loro solidarietà.
Hanno recuperato uno slogan di Ernesto Che Guevara: “Chi lotta può perdere. Ma chi non lotta ha già perso”. E ogni giorno lottano per avere di nuovo il loro lavoro. Lottano perché il Governo e l’Italia intera non si dimentichi di loro. E sperano di terminare la conta dei giorni da reclusi.

Marianna Lepore


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