Si torna fra i banchi di scuola

inizioscuola_tagliriforma100910Ancora pochi giorni e poi la gran parte delle scuole riaprirà le porte agli studenti. La prima campanella suonerà lunedì per tre milioni e mezzo di alunni. Ma non è detto che ad accoglierli ci saranno tutti gli insegnanti. Le assegnazioni per le supplenze in molte regioni partiranno in ritardo e la gran parte degli insegnanti precari resterà comunque senza una cattedra.

La nuova riforma della scuola prevede il taglio di 25 mila cattedre e 15 mila Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) e non introduce nulla di nuovo se non altri tagli nelle ore di insegnamento e negli indirizzi.
Nessun confronto, però, tra il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, e i docenti. La protesta in atto è “strumentalizzata politicamente” è stata la motivazione rilasciata in una recente conferenza stampa. Parole non gradite alle migliaia di insegnanti in attesa di sapere se quest’anno avranno un contratto. Così l’assemblea delle scuole del milanese ha stilato dieci domande al ministro Gelmini. Dieci quesiti per mettere in evidenza i punti più controversi della riforma. Tra questi perché l’Italia spende solo il 4,5% del prodotto interno lordo per il sistema scolastico contro una media dei paesi Ocse del 5,7%. E perché non ci sono sufficienti insegnanti di sostegno per gli alunni disabili. Una domanda fa riflettere più delle altre su questa riforma scritta senza verificarne l’applicazione pratica: può la riforma permettere classi che arrivano fino a un massimo di 35 alunni, quando la legislazione sulla sicurezza impone non più di 25 studenti?
La scuola chiede aiuto, ma la politica ha altri problemi. Così si torna in piazza, più che a scuola. Sabato 11, alle 15, partirà da piazza Missori, a Milano, il corteo contro la riforma scolastica. Oggi, invece, giornata di protesta a Roma con un sit-in davanti a Montecitorio promosso dal coordinamento dei precari della scuola. “La realtà dei fatti sta nella scelta precisa che il Governo ha fatto nell’utilizzare la scuola come mutuo soccorso di Tremonti nella gestione politica della crisi, andando a trasferire ingenti risorse pubbliche per salvare aziende fallite, banche insolventi e furbetti del quartierino, mentre oltre 60.000 docenti precari si ritroveranno per strada da un giorno all’altro”, dichiara Tito Russo, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti. E annuncia un sit-in di protesta per il 13 settembre, prima della manifestazione nazionale in ottobre.
Domenica protesteranno, invece, i precari siciliani e calabresi: in 7 mila circa manifesteranno sulle due sponde dello Stretto di Messina, “per sottolineare che la priorità è la tutela della scuola pubblica e dei posti di lavoro e non il Ponte sullo Stretto”.
Ci sono poi gli studenti alle prese con gli esami di riparazione, convocati solo all’inizio di questa settimana e non ancora in grado di sapere in che classe finiranno.
I professori protestano ma il ministro pensa alle nuove regole per diventare insegnanti invece che ai veri problemi della scuola. Quelli restano in secondo piano. Tanto a farne le spese saranno gli studenti e le famiglie, non il mondo politico.

Marianna Lepore


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