Un giorno per ricordare Peppino Impastato

PeppinoImpastato_GiornodellaMemoriaSono passati 33 anni dalla morte di Peppino Impastato. Aveva solo 30 anni e nonostante suo padre fosse un amico del numero uno di Cosa nostra, Tano Badalamenti, Peppino aveva deciso di non piegarsi e raccontare attraverso Radio Aut cosa la mafia stesse facendo al suo paese. Con le sue parole firmò la sua condanna a morte e automaticamente quella del padre, morto in uno strano incidente stradale un anno prima, dopo aver fatto un viaggio in America per cercare qualcuno che salvasse il figlio.

Peppino venne prima stordito, poi adagiato sulle rotaie della ferrovia di Cinisi, sopra a una carica di tritolo. La tesi, però che si fece passare all’epoca era quella di un suicidio. Era evidente non fosse così. Peppino Impastato dava fastidio, semplicemente perché raccontava quello che vedeva: la mafia che distruggeva il suo Paese, la droga che si diffondeva a macchia d’olio, la speculazione edilizia diventata una prassi abituale. Le indagini sulla strana morte del giovane subirono due archiviazioni, fino all’aprile del 1995 quando furono riaperte. L’11 aprile del 2002 Tano Badalamenti fu condannato all’ergastolo per quel delitto, ma due anni dopo morì.
Le domande su quell’omicidio, però, restano. È Giovanni Impastato, il fratello di Giuseppe, a ricordare, però, che per rispondere a quelle domande sia necessario “capire chi ha coperto i mandanti e i referenti politici e chi ha premiato personaggi che hanno fatto carriera su quel sangue, quando invece dovevano essere allontanati dai posti di responsabilità ricoperti”. Solo 23 anni dopo quell’assassinio, Peppino Impastato rientrò nell’elenco dei “morti di mafia”.
Impastato venne ucciso nello stesso giorno in cui a Roma, a chilometri di distanza, gli aguzzini delle Br facevano trovare nel cofano di una R4 rossa il cadavere di Aldo Moro. Così in un Paese sconvolto dal terrorismo, l’assassinio del giovane passò quasi sotto silenzio. Non oggi, però, perché dal 2008 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha deciso di istituire la Giornata in memoria delle vittime del terrorismo, politico e mafioso. Un giorno in cui ricordare Impastato come Moro, come le altre 180 vittime del terrorismo, una cifra che si triplica se si considerano anche tutte le vittime delle stragi.
Anche quest’anno la Giornata della memoria è servita per ricordare il sacrificio di tante persone che hanno cercato di scoprire la verità e di mettere a rischio la propria vita per ‘stare dalla parte giusta’. Oggi Giorgio Napolitano ha rivolto un invito per nulla scontato nell’Italia di questi giorni: “rispettare la magistratura”. Ed è toccato sempre al Presidente della Repubblica presentare il portale www.memoria.san.beniculturali.it: un archivio dei fatti, degli uomini e delle donne che hanno perso la vita per mano del “terrorismo, della violenza politica e della criminalità organizzata”. Un archivio che aiuti a ricordare, in un Paese che dimentica sempre più velocemente e facilmente.
Felicia, la mamma di Peppino Impastato, ripeteva sempre ai tanti giovani che incontrava: “State attenti, occhi aperti, il futuro siete voi”. Da oggi, grazie a questo archivio digitale, c’è un nuovo modo per aprire gli occhi, approfondire e non dimenticare.

Marianna Lepore

 
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