G8 Genova, Strasburgo assolve l’Italia

CarloGiuliani2001Nessuna responsabilità del nostro Paese nella morte di Carlo Giuliani e piena assoluzione per Mario Placanica, il carabiniere che nel luglio del 2001 uccise Carlo Giuliani durante il G8 di Genova. Questo è quanto ha stabilito la Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo, oggi, con sentenza definitiva. I giudici hanno quindi accettato la versione delle autorità italiane su come si sono svolti i fatti. Il militare che sparò non è ricorso a un uso eccessivo della forza, ma ha risposto a quello che ha percepito come un reale e imminente pericolo per la sua vita e quella dei colleghi.

Erano stati i genitori e la sorella di Carlo Giuliani a far ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, nel giugno del 2002, contro le autorità italiane che a loro avviso avevano, di fatto, causato la morte del giovane. Certo, era stato il carabiniere Mario Placanica a sparare contro il 23enne, una risposta che un uomo non addestrato potrebbe anche avere se vede la sua vita in pericolo. E Carlo Giuliani si stava scagliando contro la camionetta con un estintore. Ma una volta ucciso il giovane, né Placanica, né altri carabinieri scesero dall’auto per soccorrere il giovane anzi, la camionetta dell’Arma passò sopra il corpo. Ma a giocare un ruolo nella morte di Carlo sarebbero state sia l’inadeguata organizzazione delle forze dell’ordine presenti a Genova che le regole di ingaggio, che a differenza di quanto succede per esempio in Iraq, non impongono l’uso di proiettili di gomma per il mantenimento dell’ordine pubblico durante le manifestazioni. Questo sosteneva la famiglia Giuliani, convinta anche che le autorità italiane non abbiano condotto un’inchiesta adeguata per accertare le cause della morte del ragazzo. E se in prima istanza la Corte di Strasburgo aveva parzialmente accolto le tesi dei familiari del ragazzo condannando l’Italia per il modo in cui fu condotta l’inchiesta e assolvendo Placanica, ora la Grande Chambre della Corte europea dei diritti dell’uomo ha assolto il paese sostenendo che non ci sia stata alcuna violazione della convenzione dei Diritti dell’Uomo da parte dell’Italia.
Una sentenza che Vittorio Agnoletto, portavoce del Genoa Social Forum nei giorni del G8 di Genova, definisce “molto grave perché mette una pietra tombale sulla possibilità di appurare cos’è accaduto quando è stato ucciso Carlo. Si chiude qualunque possibilità di accertamento giudiziario, è un grave colpo alla ricerca della verità e della giustizia”.
La famiglia Giuliani, però, non si arrende. Il padre di Carlo ha già dichiarato di essere pronto anche ad una causa civile contro chi ha sparato anche perché, da un punto di vista legale, è l’ultima possibilità che gli resta. “Mi auguro che nessuno ci venga a dire che vogliamo rifarci su un povero carabiniere. Lo scopo della causa civile – ha spiegato Giuliano Giuliani – è avere un dibattimento processuale. L’unica cosa che non hanno ritenuto degna di un processo è stata l’omicidio di Carlo. È vergognoso. Negli altri processi alcuni pezzi di verità sono usciti”.  È il caso, ad esempio, del processo per l’irruzione alla scuola Diaz per cui sono stati condannati i vertici della polizia. A distanza di dieci anni, però, molti dei responsabili delle azioni commesse al G8 non sono stati trovati e non sono state cancellate le polemiche sui pestaggi, sui metodi adottati dalla polizia, sulle inchieste, sui depistaggi.
Per questo motivo nel decennale di quei tragici eventi che videro l’Italia protagonista della cronaca internazionale, la ‘Rete contro il G8 per la globalizzazione dei diritti’ ha intenzione di scendere in piazza, non solo a Genova, per gridare la verità.
La stessa che farà scendere in piazza anche il papà di Carlo, ancora in cerca di una verità dieci anni dopo l’assassinio del figlio.

Marianna Lepore


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