G8 Genova, condannati vertici della polizia

G8scuolaDiazEra la notte del 21 luglio 2001, Carlo Giuliani era morto il giorno prima e l’Italia si era trovata di colpo a guardare con occhi diversi i manifestanti di Genova. La polizia entrò di notte all’improvviso nella scuola Diaz e la violenza che fu riservata a persone inermi che stavano dormendo e che fino a quel giorno avevano manifestato per un futuro diverso, fu tale da essere definita da Amnesty International come «la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale».

Ieri, dopo 9 anni e 11 ore di consiglio, i giudici della corte d’Appello di Genova hanno condannato 25 dei 27 imputati a un totale di quasi 100 anni di carcere. Una sentenza che ribalta quella di primo grado soprattutto perché riconosce le responsabilità dei vertici della Polizia a differenza della pronuncia emessa nel novembre 2008, che aveva concentrato le condanne sui funzionari e gli agenti che avevano partecipato all’irruzione nella scuola genovese. 
Secondo la nuova sentenza, gli alti esponenti della polizia sapevano quello che stava succedendo e non fecero nulla per evitare la mattanza. Certo, questa non è una sentenza definitiva, soprattutto perché è totalmente opposta a quella di primo grado e quindi ora andrà al vaglio della Corte di Cassazione. È però una sentenza che ristabilisce un minimo di giustizia e legalità a uno dei momenti più bui della libertà e democrazia nel nostro Paese degli ultimi 10 anni.
Se nel novembre 2008 ad ascoltare la prima sentenza, i no-global, in aula, iniziarono a urlare “Vergogna, vergogna”, ieri si abbracciavano piangendo perché la giustizia si era ricordata anche di loro. 
Il procuratore generale Pio Machiavello ha usato parole molto dure nella requisitoria finale: «Non si possono dimenticare – aveva detto – le terribili ferite inferte a persone inermi, la premeditazione, i volti coperti, la falsificazione del verbale di arresto dei 93 no-global, le bugie sulla loro presunta resistenza. Né si può dimenticare la sistematica e indiscriminata aggressione e l’attribuzione a tutti gli arrestati delle due molotov portate nella Diaz dagli stessi poliziotti».
Fu una vera e propria “macelleria messicana” e non fu un no-global a definirla tale, ma uno dei funzionari di polizia imputati (e poi prosciolto per prescrizione), Michelangelo Fournier. Sangue ovunque, gente terrorizzata, giovani che piangevano, molti feriti: tutto documentato da testimonianze e soprattutto da foto e video dei tanti giornalisti che si trovavano lì, quella notte. La scusa per entrare fu il sequestro di due bottiglie molotov che, come hanno sancito ieri i giudici, erano state portate all’interno della scuola per giustificare gli arresti. 
La sentenza rende giustizia anche a quei giornalisti che raccontarono la cronaca di quelle ore mentre in molti affermavano che le loro fossero inchieste false e costruite. 
Vittorio Agnoletto, portavoce del Genoa social forum nel 2001, chiede in una nota che “ora tutti i condannati siano immediatamente rimossi dai loro incarichi ed espulsi dalla polizia. Non è accettabile che la difesa della Costituzione, della libertà e della sicurezza dei cittadini sia affidata a chi è stato riconosciuto responsabile dal tribunale di reati estremamente gravi”. 
Non sarà così. Nel 2001 Silvio Berlusconi era Presidente del Consiglio. Anche oggi, e nel frattempo molti dei funzionari condannati hanno fatto carriera. Nessuno di loro sarà rimosso, come si augurava Agnoletto. “Questi uomini continuano ad avere la piena fiducia del sistema sicurezza e del ministero dell’Interno” ha dichiarato il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, commentando le condanne. Il sottosegretario ha anche detto di essere “ragionevolmente convinto che la Cassazione ristabilirà l’esatta proporzione di ciò che è successo, scioglierà ogni ombra su fior di professionisti della sicurezza che oggi si trovano in questa situazione”. 
Se la Cassazione cambierà giudizio lo si saprà solo con i tempi lenti della giustizia italiana. Ma oggi si può condividere in pieno il commento dell’ex senatrice Heidi Giuliani, mamma di Carlo ucciso da un carabiniere durante le proteste: “Avere una risposta di giustizia fa sempre piacere in questo paese”. 

Marianna Lepore

 
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