G8 Genova, De Gennaro condannato

DeGennaroG8GenovaI giudici della seconda sezione della Corte d’Appello di Genova oggi hanno deciso che il prefetto Gianni De Gennaro è colpevole di istigazione alla falsa testimonianza. Così dopo l’assoluzione ricevuta in primo grado perché “non c’erano prove sufficienti di colpevolezza”, oggi è invece arrivata una condanna. L’ex capo della polizia ai tempi del G8 di Genova convinse il vecchio questore del capoluogo ligure ad “aggiustare” la sua testimonianza durante il processo per il sanguinario blitz della scuola Diaz, l’epilogo del G8 del 2001.
Un anno e quattro mesi per il prefetto De Gennaro e un anno e due mesi per l’ex capo della Digos, ora vicequestore vicario di Torino, Spartaco Mortola: queste le sentenze che in parte soddisfano la richiesta del pg Pio Macchiavello, che era stata di due anni per De Gennaro e di un anno e quattro mesi per il vicequestore di Torino. Mortola è stato condannato per le stesse accuse rivolte all’ex capo della polizia: anche lui avrebbe “suggerito” a Colucci la versione da fornire in aula, raccontando in maniera diversa quello che era stato il coinvolgimento di De Gennaro nella discussa operazione. “Sono senza parole” è stato il laconico commento di Mortola alla lettura della sentenza e il suo legale ha già preannunciato il ricorso in Cassazione. La condanna di oggi si aggiunge a quella a 3 anni e 6 mesi di reclusione che Mortola ha ricevuto nella sentenza di appello per l’assalto ai 93 no-global della scuola Diaz, massacrati di botte e arrestati illegalmente.
L’imputazione dei due funzionari nasce grazie a un interrogatorio di Francesco Colucci, ex questore di Genova, che in un primo momento parlò di un coinvolgimento dell’ex capo della Polizia nella catena decisionale che portò all’irruzione alla scuola Diaz. Poi Colucci cambiò versione e scagionò De Gennaro. Ma fu intercettato mentre parlava con Mortola e diceva: “Ho parlato con il capo. Devo fare marcia indietro”. Il “capo” era De Gennaro e la marcia indietro, secondo gli inquirenti, è la seconda versione dei fatti.
«Perché non pensare che la sentenza di primo grado non era giusta? L’appello serve anche a questo», è stato il commento soddisfatto del pubblico ministero Enrico Zucca.

La sentenza, però, è stata subito letta in chiave politica, come spesso purtroppo accade in Italia. La vicepresidente del Pdl alla Camera, Jole Santelli, denuncia: “Prima Bolzaneto, poi la Diaz e ora De Gennaro: l’Appello ha ribaltato tutte le sentenze di primo grado. È chiaro che c’è un contrasto pesantissimo fra Tribunale e Corte d’Appello di Genova e che quest’ultima ha deciso di essere l’angelo vendicatore degli ayatollah della procura. Sentenze di questo tipo delegittimano completamente la magistratura”.
Al di là della solita visione di una magistratura politicizzata, fa riflettere il fatto che nel nostro Paese, ormai a 10 anni da quei sanguinosi eventi, la verità sia ancora lontana dall’essere accertata. I condannati faranno, infatti, sicuramente ricorso in Cassazione e ci vorranno ancora mesi e anni per poter mettere la parola fine su quella notte di violenza. Così dall’opposizione si levano voci che chiedono almeno le dimissioni di De Gennaro, che nel frattempo ha fatto carriera ed è a capo dei servizi dell’intelligence. È quello che chiede Gigi Malarba, di Sinistra Critica, ed è la stessa richiesta avanzata dall’eurodeputato dell’Idv, Luigi de Magistris, per cui “sarebbe opportuno, di fronte a questi elementi giudiziari, che De Gennaro lasciasse il suo incarico di direttore del Dis a cui è approdato in un modo discutibile e offensivo verso quanto accaduto a Genova nel 2001”.
La sentenza di oggi in parte riscrive la storia di quei giorni, condannando nuovamente la polizia e i suoi vertici per le violenze di quei giorni. Il mese scorso sono stati condannati in secondo grado venticinque esponenti della polizia per falso ideologico e lesioni gravi e per l’irruzione alla scuola Diaz a pene per complessivi 85 anni.
Vista la lentezza della giustizia italiana e poiché sicuramente si andrà in appello, è probabile che ci vorrà ancora molto per mettere la parola fine su questo tragico momento per la democrazia italiana.

Marianna Lepore



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