Eternit, giustizia ai morti, salvezza ai vivi

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L’amianto ha ucciso e continua a uccidere migliaia di persone in Italia.  Nel mondo muoiono ogni anno almeno 120.000 persone. Morti di mesotelioma, un terribile, e incurabile, tumore della pleura. L’eternit, il materiale ottenuto mischiando amianto e cemento sembrava un’invenzione geniale quando fu creato nel 1901: facile da lavorare, resistente al fuoco e all’acido. Ma già dagli anni 40 si iniziò a intuire che era pericoloso e dannoso per la salute. Negli anni 60 ce n’era ormai la certezza medica. 

Ma l’amianto in Italia è stato bandito solo nel 1992 e fino a quella data le aziende produttrici hanno continuato a guadagnarci montagne di soldi. Non solo nelle fabbriche Eternit ma anche in quasi tutti i cantieri navali. Ancora adesso l’amianto è ovunque. Nel mondo e in Italia, in molte case, in molte discariche abusive. 
A Torino è in corso il processo contro la ditta Eternit, lunedì 18 maggio solo una breve udienza tecnica, il 25 maggio ripartono le udienze. Le parti lese sono circa 3000, la maggior parte parenti di persone decedute, soprattutto della zona di Casale Monferrato dove sorgeva la fabbrica assassina. Ma i luoghi a rischio in Italia sono molti di più, e l’importanza di questa causa è fondamentale per mettere i padroni dell’Eternit, lo svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Jean Louis de Cartier, di fronte alle loro responsabilità. L’ipotesi di accusa del procuratore Guariniello è che i vertici sapessero già negli anni 60 che l’amianto era letale, ma che abbiano sempre nascosto la verità agli operai e all’opinione pubblica. Una vittoria delle parti lese in questo processo potrebbe costituire una pietra miliare per molti casi simili in Italia, non solo relativi all’amianto. In America i tribunali hanno condannato le imprese produttrici di amianto a costituire fondi di risarcimento per le vittime, anche straniere. In Italia manca ancora la legge sulla class action, che il governo in carica ha tutte le intenzioni di rimandare in eterno. 
Eppure i casi analoghi a quello della Eternit in Italia sono molti, come l’Ilva a Taranto e a Genova, porto Marghera, la Sacelit di Messina, la Fibronit di Bari e diversi altri casi in Puglia, il polo petrolchimico di Siracusa, l’Acna di Cengio (Sv) e molte altre tristi storie di fabbriche della morte, di persone che si ammalano e muoiono dopo anni nell’indifferenza di tutti, così numerose che è diffile ricordarle ed elencarle. Il processo Eternit riguarda tutti i cittadini italiani, la loro sicurezza, il loro diritto alla salute. Ma non riceve dai media la stessa attenzione di certe storie di cronaca, anche se in questo caso i morti sono molti di più. E la sua importanza è fondamentale per stabilire il principio che dare un posto di lavoro non può voler dire libertà di avvelenare e distruggere le vite degli operai. 
 
Indistruttibile, documentario sui morti dell’amianto a Casale Monferrato 
Amianto: le morti silenziose, Blu Notte del 21 settembre 2008 

Blog sulle vittime dell’amianto
Associazione familiari vittime dell’amianto

Francesco Defferrari

 

 

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