La sorte dei profughi

Manifestazione a Roma per i profughi eritreiI profughi eritrei respinti dall’Italia e imprigionati in Libia in condizioni terribili sono stati liberati. E’ un piccolo successo della campagna di informazione fatta da Amnesty international, da alcuni giornali e alcuni siti italiani, che ha costretto anche le televisioni ad occuparsene e ha svelato i risultati della criminale politica dei respingimenti dei profughi che avrebbero diritto di asilo, voluta dal governo Berlusconi. Ma per ora è un successo solo parziale.

I profughi infatti hanno ricevuto dal governo libico una sorta di permesso temporaneo a restare in Libia ma il divieto di circolare nel paese, e quindi sono costretti a dormire per strada nella città di Sebha fino a data da destinarsi. I paesi europei, tra cui l’Italia, dovrebbero accettare di accoglierli, altrimenti non avranno altra scelta che tentare di raggiungere il Mediterraneo per attraversarlo da clandestini, rischiando un nuovo arresto delle autorità libiche e un nuovo respingimento al largo delle coste italiane. Nessuno di loro ovviamente ha intenzione di tornare in Eritrea, uno stato-carcere dove chi si sottrae ai decenni di servizio militare obbligatorio viene condannato ai lavori forzati o alla prigione. 
L’Italia e l’Europa hanno chiuso da tempo le loro frontiere ai profughi e ai disperati e pagano i paesi confinanti, come la Libia e altri paesi del Mediterraneo, per svolgere un compito di polizia al loro posto. In questa vicenda l’Europa si è disinteressata della sorte dei profughi e come l’Italia anche gli altri paesi non hanno la minima fretta di rispettare le leggi internazionali che garantirebbero agli eritrei diritto di asilo. 
Intanto il governo italiano finge di aver risolto il problema dell’immigrazione irregolare, anche se non è per nulla vero: gli sbarchi continuano anche se l’informazione non ne parla, e comunque le barche che attraversano il Mediterraneo non sono che una minima parte dell’immigrazione, che nel corso degli anni è stata composta principalmente da persone arrivate regolarmente, che poi rischiano di diventare clandestini se perdono il lavoro o si fermano dopo la scadenza del loro permesso. 
In un mondo di trasporti globalizzati è in realtà impossibile fermare l’immigrazione, è possibile soltanto gestirla. Magari bisognerebbe farlo rispettando le convenzioni internazionali che garantiscono diritto d’asilo ai profughi, invece che pagare un paese come la Libia, che non ha mai firmato nessuna convenzione sui diritti umani, per svolgere il lavoro sporco al posto della ricca Europa. 

Francesco Defferrari

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