Nessun rifugio

Profughi sbarcati a forza a Tripoli, da Paris MatchErano fuggiti dall’Eritrea, una delle peggiori dittature al mondo, dove tutti i cittadini di ambo i sessi sono obbligati a 10-20 anni di servizio militare, o dalla Somalia devastata dalla guerra, per cercare di raggiungere l’Italia. Avevano diritto a ottenere asilo politico in Europa, secondo le convenzioni internazionali firmate dal nostro paese, ma sono stati respinti in Libia, nazione non certo democratica che tre settimane fa ha persino espulso i rappresentanti dell’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’ONU.

Sono 300 giovani eritrei e somali, uomini e donne, detenuti in Libia da mesi nel campo di detenzione di Misrath. Il 29 giugno le autorità libiche volevano costringerli a compilare un modulo con la propria identità per l’ambasciata eritrea, anticamera della deportazione nel paese da cui molti erano fuggiti. I profughi si sono rifiutati di farlo, ci sono stati scontri con la polizia e nella notte successiva un reparto dell’esercito libico li ha trasferiti con la forza verso un altro campo di detenzione, a Sebha. Un trasferimento avvenuto dentro due container per trasporto merci, in viaggio nel deserto, senza acqua né cibo. Prigionieri in Libia a tempo indeterminato, in condizioni disumane, con il terrore di essere deportati e imprigionati anche in Eritrea, senza aver commesso alcun crimine se non quello di cercare una vita migliore. 
E’ la conseguenza della politica italiana dei respingimenti in Libia, nazione che non fornisce nessuna garanzia democratica e non ha la minima intenzione di controllare il probabile diritto dei profughi a ricevere asilo. L’alleanza di Berlusconi con Gheddafi serve appunto a questo, non importa se si tratta soltanto di una mossa propagandistica inutile e crudele del governo italiano, visto che i profughi del Corno d’Africa sono soltanto una minuscola parte dell’immigrazione diretta nel nostro paese, una parte che non si può definire illegale sotto nessun punto di vista, perché si tratta di rifugiati in fuga dalla persecuzione o dalla guerra. 
Ma poiché alla politica italiana la propaganda contro i “clandestini”, senza distinzioni e in spregio al diritto internazionale, serviva per ottenere consensi sfruttando paure e pregiudizi degli elettori, non c’è alcuno scrupolo a condannare a morte centinaia di innocenti. 
Alcuni deputati del PD e dell’IDV e alcuni siti, come Fortess Europe, e giornali come L’Unità, si stanno mobilitando per chiedere al Presidente della Repubblica e al Ministro dell’Interno Maroni di intervenire. Purtroppo le speranze che questo avvenga sono tenui, perché per farlo il governo italiano dovrebbe sconfessare la sua stessa criminale e inumana politica dei respingimenti.

Francesco Defferrari

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