La famiglia vista da destra

famiglia_ConferenzanazionaleDoveva essere un’occasione in cui giocarsi tutto e riconquistare le famiglie deluse al limite della sopravvivenza, far breccia nei giovani e ricucire con il mondo cattolico ancora in subbuglio dopo i vari scoop sulle relazioni del premier Berlusconi con diverse donne, a volte minorenni. Invece la Conferenza nazionale della famiglia è solo un’occasione in più, per il Governo, di mostrare la sua lontananza dal mondo reale.

Silvio Berlusconi oggi era assente perché alla fine ha preferito non presentarsi alla Conferenza. Non sarebbe stato opportuno. Il mondo cattolico ha espresso a più riprese nei giorni scorsi il proprio imbarazzo verso la condotta privata del premier. Così per evitare contestazioni Berlusconi oggi non c’era. Anche perché avrebbe potuto offrire poco. E le promesse che di solito non manca di fare erano impraticabili in tempi di crisi come questa. Così è stato Carlo Giovanardi ad aprire i lavori della Conferenza e a far scoppiare subito la discussione sulle sue dichiarazioni. Il sottosegretario alle Politiche per la famiglia lancia l’allarme sulla natalità in Italia e si scaglia contro i progressi della scienza e le biotecnologie “che possono togliere ai figli il diritto di nascere all’interno di una comunità d’amore e con un’identità certa paterna e materna”.
Difende poi la legge 40 ed esprime le sue perplessità su alcune tecniche di fecondazione artificiale che metterebbero in pericolo la famiglia tradizionale. “La rottura della diga costituita dalla legge 40 aprirebbe la porta a inquietanti scenari, tornando a un vero e proprio Far West della provetta dove fin dal primo momento il concetto costituzionale di famiglia andrebbe irrimediabilmente perduto”.
Giovanardi afferma che “le biotecnologie tolgono diritti ai figli” ed è Carlo Flamigni, ginecologo e membro del Comitato nazionale di bioetica, a ricordargli che sono solo “un cumulo di sciocchezze” e che il risultato della ricerca scientifica “è finalizzata a far diminuire la sofferenza delle persone”.
Ma è l’intervento del ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, ad attirare molte più critiche. Perché Sacconi difende la “famiglia naturale”, quindi “quella fondata sul matrimonio e orientata alla procreazione”.  Certo, anche le altre relazioni affettive meritano rispetto, ma la famiglia che bisogna difendere è questa. In tempi di scandali in cui la famiglia non sembra proprio di interesse personale di alcuni politici, ecco che bisogna cercare di arginare la fuga di consenso dei cattolici. Poco importa che i matrimoni siano scesi dai 419mila del 1972 ai 246 mila del 2008 e poco importa che il tasso di natalità per le donne italiane sia sceso a 1,42 figli per donna. In campo scendono nuovamente i paladini della famiglia.
Non ci sono, invece, previsioni di soldi per gli asili nido. Non ci sono politiche che cercano di fermare la disoccupazione e la precarietà (che influisce in modo determinante sulla scelta di formare una famiglia).
Il primo giorno del Forum si chiude senza particolari novità. Le dichiarazioni di Sacconi e Giovanardi attirano critiche da parte del Pd, con Anna Finocchiaro che parla di “una logica razzista che esclude, che parla di famiglie buone e famiglie cattive”, e ricompattano i finiani, con Benedetto Della Vedova che ricorda “l’arretratezza del Pdl sui temi sociali”.
Poi dopo le polemiche arriva la precisazione di Sacconi sull’aiuto che andrà anche alle coppie di fatto. “Non sono un nazista”, precisa il ministro. Coppie di fatto, ma pur sempre coppie eterosessuali. Perché se le elezioni si avvicinano non si possono perdere i voti della Chiesa proprio ora.

Marianna Lepore

 
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