Delitto Landi, tra vittime e carnefici

Roberto Landi

Quando a morire ammazzato non è un comune delinquente, ma un onesto biologo di un piccolo paese del sud, scoprire i colpevoli rende il sapore amaro della giustizia stranamente dolce. Ma ci sono volte in cui il desiderio di scoprire la verità e di trovare un responsabile giocano dei brutti scherzi.  A Giugliano, provincia nord di Napoli, lo scorso 22 aprile veniva scoperto, su una spiaggia del litorale campano, il cadavere crivellato di colpi di Roberto Landi, candidato alle provinciali per l’Udc ed ex assessore ai Lavori Pubblici di Villaricca. 

A distanza di due settimana, sui giornali locali, viene sbattuta in prima pagina la presunta verità. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Landi avrebbe versato un anticipo di 280mila euro per l’acquisto di una palazzina, ma la compravendita, all’insaputa dell’ex assessore, non era stata conclusa dal mediatore immobiliare che aveva intascato la somma di denaro. Scoperta la truffa, Landi avrebbe chiesto la restituzione dei soldi e per questo motivo sarebbe stato attirato in una palazzina disabitata di Licola e barbaramente ucciso.  

Per gli investigatori la mente dell’omicidio sarebbe proprio l’agente immobiliare, Ciro Pianese, 34 anni, incensurato. Da vittima a carnefice, l’uomo è, infatti, testimone in un processo di estorsione. Lo scorso maggio, aveva denunciato i suoi aguzzini, sette membri del clan Pianese di Qualiano, che pretendevano il pagamento del pizzo. Oggi deve rispondere dell’accusa di essere il mandante ed l’esecutore di un delitto. Sarebbe stato sempre Ciro Pianese a convincere i complici, Rosario Solmonte e Giuseppe Toto, legati ad un clan camorristico, che Landi era vicino alla famiglia rivale di Paride De Rosa. Avrebbe, inoltre, promesso di pagarli diecimila euro a testa e  convinti che l’omicidio gli avrebbe fatto guadagnare punti  con il loro capozona. Secondo la confessione di uno dei due killer, solo leggendo i giornali si sarebbero resi conto di essere stati anche essi truffati da Pianese e che Landi non aveva nessun legame con la malavita.  Eppure Solmonte, 36 anni, e Toto, 30 non si possono proprio considerare dei ragazzini alle prime armi. Altri i  punti oscuri della vicenda, come i 280 mila euro scomparsi, ma ormai i responsabili ci sono ed entro domani dovrebbero, anche, essere convalidati i fermi.

Emiliana Avellino

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