Ci sono vittime e vittime

omicidio di mafia

Il giornalismo di cronaca nera è per sua natura ingannevole. Tendenzialmente parla soltanto di alcuni delitti e ne ignora altri, senza ragioni logiche. Un motivo c’è sempre in realtà, solo che non sempre si capisce. Alcuni delitti vengono ignorati per motivi politici, mentre altri ricevono esagerata attenzione per lo stesso motivo, soprattutto in Italia. Alcuni vengono ignorati semplicemente perché in quel particolare giorno i media si stanno occupando di altro

Così ci sono delitti familiari che ricevono enorme attenzione e altri, ugualmente feroci e assurdi, subito dimenticati. E poi ci sono i transessuali, le prostitute, i tossicodipendenti, gli immigrati e i pregiudicati che vengono uccisi nell’indifferenza dei media per motivi che possiamo definire puramente razzistici. I giornalisti e l’opinione pubblica danno per scontato che queste categorie di persone sono morte perché in fondo se lo meritavano. Non gliene frega niente a nessuno.
Negli stessi giorni in cui è avvenuto il famosissimo omicidio di Garlasco a Verona, una città dove gli omicidi non sono molto frequenti, veniva picchiata a morte una giovane donna, nel pieno centro della città. Anche lei si chiamava Chiara, ma aveva precedenti per droga, quindi nessuno se ne è interessato e il colpevole non è mai stato trovato. Anche se venisse arrestato comunque ai giornali e alle tv non gliene fregherebbe assolutamente nulla. E’ un meccanismo perverso grazie al quale le mafie italiane ammazzano in totale tranquillità e impunità giorno dopo giorno. Ammazzano due ragazzi di 15 e 22 anni vicino a Reggio Calabria, doppiamente ignorati perchè di etnia rom e con piccoli precedenti per furto. Ammazzano ragazzi di 30 anni per le strade in Campania, un altro di 22 anni di fronte agli amici e alla fidanzata e molti, molti altri.
Uno stillicidio continuo che nell’Italia di oggi, dove l’unica emergenza sicurezza per i media di regime sono gli immigrati, cade nel silenzio. L’immigrazione però in 15 anni non ha alzato di un solo punto percentuale il tasso di criminalità del paese, mentre i delitti legati alle mafie hanno fatto due grossi balzi in avanti una prima volta negli anni 70, con l’espansione del traffico di droga, e poi di nuovo con gli anni 90, quando sono cambiati i sistemi di complicità tra le mafie e la politica locale e nazionale. Ma il telespettatore italiano riceve informazioni solo sui delitti compiuti dai clandestini, e accetta così l’assurdità della loro criminalizzazione in blocco, mentre ignora nella maniera più assoluta bande di criminali italiani che girano uccidendo a destra e a manca senza suscitare il minimo allarme sociale, la minima emergenza
Questo accade perché non si tratta di un’emergenza che la politica italiana vuole davvero risolvere. Affrontarla infatti significherebbe allontanare dal parlamento tutti i politici compromessi con la mafia, ripulire l’economia italiana intervendo contro il riciclaggio, il lavoro nero, gli abusi edilizi e lo smaltimento illegale dei rifiuti di cui beneficiano anche tante aziende del Nord, dare uomini e mezzi alla polizia e alla magistratura, incoraggiare i cittadini a ribellarsi e a reagire, risanare interi quartieri delle maggiori città meridionali. Insomma fare tutte le cose che un paese serio avrebbe fatto da decenni, e che questa politica italiana non farà mai, aiutata dal silenzio di un’informazione serva, complice e vigliacca. 

Francesco Defferrari 


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