Costruire la paura

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telegiornali

Se un’emergenza criminalità non esiste la si può comunque fabbricare. E’ molto interessante quindi vedere i dati sui reati reali commessi nel nostro paese e quelli sulla copertura televisiva che ne viene data. Il tasso di criminalità in Italia negli ultimi vent’anni è invariato. Gli immigrati sono passati da un mezzo milione scarso a 4 milioni, eppure non hanno provocato nessun aumento reale del crimine

Ma le televisioni italiane hanno raccontato una storia molto diversa. I telegiornali di prima serata nel secondo semestre 2006 hanno dedicato a episodi criminali meno di 2000 servizi, nel secondo semestre 2007 ben 3500 servizi, nel 2008 circa 2500 e nel primo semestre 2009 meno di 2000, anche se in tutto questo periodo il crimine non ha subito variazioni così significative. 
Le differenze sono particolarmente evidenti su Tg1 e Tg5, che da soli raccolgono oltre il 60% del pubblico. In parte questo si può spiegare con una tipica deformazione dei giornalisti: se una testata parla di un crimine anche le altre si sentono obbligate a farlo. Se nessuno ne parla il crimine cade nel silenzio. Sarebbe interessante vedere questi dati anche per tipo di crimine, perché delitti gravissimi compiuti dalle organizzazioni mafiose nel sud vengono sistematicamente ignorati, mentre tanti delitti relativamente meno gravi compiuti da immigrati hanno ricevuto una copertura mediatica spropositata. Non ci vuole un genio per vedere che questo modo di dare le notizie è stato funzionale per far passare leggi criminali e inutili come il decreto sicurezza e per garantire a Berlusconi le vittorie elettorali del 2001 e del 2008. Ora che è al governo invece i crimini verranno sistematicamente ignorati perché non sono più utili a fini di propaganda politica. C’è poi un altro aspetto di razzismo strisciante condiviso sia dalla popolazione che dai media. Gli italiani in genere si indignano molto di più per un crimine commesso da stranieri che per lo stesso crimine commesso da italiani. Emblematico il caso degli stupri, che sono commessi da italiani al 90%, e da stranieri su donne italiane aggredite per strada solo nell’1% dei casi. Eppure l’unico problema stupri menzionato dalle televisioni è quello degli stranieri. Si tratta ovviamente di un atteggiamento assurdo. Per la vittima di un crimine l’origine del criminale non ha alcuna rilevanza. Ma è utile alla politica dare la colpa ai diversi e usarli come capri espiatori, come se l’Italia prima degli immigrati fosse il paese dei balocchi. Invece l’Italia ha sempre avuto il crimine anche quando non c’erano immigrati, e che crimine!
L’ultimo vero aumento nella media dei reati, al 90% si tratta sempre di furti di varia natura, avvenne tra la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90 e forse si può spiegare con la diffusione di oggetti che possono essere rubati facilmente e che prima non esistevano: cellulari, autoradio, carte di credito e bancomat. Ha inciso probabilmente anche l’aumento del benessere generale della popolazione e l’aumento delle disuguaglianze sociali, e una maggiore attività delle organizzazioni mafiose. Se gli stranieri possono aver cambiato qualcosa è stato nel fenomeno delle rapine in zone che prima ne erano quasi immuni, come le villette di campagna del nord. Ma casi simili sono legati a problemi territoriali specifici e limitati nello spazio, non costituiscono di certo un’emergenza criminale nazionale.  L’unica vera emergenza criminale nazionale che va avanti da decenni e di cui la politica non parla quasi mai, e le televisioni molto poco, sono le organizzazioni mafiose, che uccidono molto spesso (Napoli 3/8, Cosenza 28/7, Napoli 28/7, Napoli 21/7 e così via) e commettono ogni altro genere di crimine non solo nel Sud ma in tutta Italia, eppure non arrivano quasi mai tra le notizie di prima serata. Forse perché le mafie hanno troppi amici nella politica e quindi parlarne non conviene

Francesco Defferrari