Forze dell’ordine

Genova 2001Praticamente l’intero personale della caserma di Bolzaneto nei giorni del G8 di Genova del 2001 è stato condannato per abusi e violenze contro i manifestanti arrestati. Tra ufficiali e agenti della poliizia penitenziaria, agenti e funzionari di polizia e anche i 4 medici in servizio nella caserma, 44 persone sono state condannate. I magistrati hanno parlato di torture, ma questo reato in Italia non esiste, e le violenze ormai dopo 9 anni sono tutte in prescrizione.

La sentenza di appello è comunque una notizia parzialmente positiva perché ribalta la sentenza di primo grado, in cui ci furono solo 15 condanne e ben 30 assoluzioni, e permette quindi alle vittime di chiedere risarcimenti allo stato italiano per 10 milioni di euro. Resta il problema del reato di tortura, che dovrebbe far parte del nostro ordinamento in seguito alla Convenzione dell’Onu contro la tortura i trattamenti inumani e degradanti, ratificata dall’Italia nel 1989. Purtroppo in 21 anni il nostro impegnatissimo parlamento non ha ancora trovato il tempo per fare una legge che la applichi in Italia. 
Per questo motivo soltanto sette imputati non beneficeranno della prescrizione, tutti gli altri si. Anche i condannati difficilmente andranno davvero in prigione, e per il momento restano in servizio attivo fino all’ultimo grado di giudizio. E’ una buona notizia quindi la condanna per i fatti di Bolzaneto? è una buona notizia per un posto come l’Italia, dove l’impunità in genere è la regola. In un paese civile invece gli agenti delle forze dell’ordine dovrebbero sempre avere numeri identificativi, e dopo violenze sistematiche come quelle avvenute a Genova nel 2001 sarebbe stata necessaria una commissione d’inchiesta sull’operato degli agenti e le responsabilità della dirigenza. La commissione però non è mai partita e i dirigenti sono stati tutti assolti.  
A Ferrara intanto altri tre poliziotti sono stati condannati per depistaggio in seguito alla morte di Federico Aldrovandi, ucciso nel 2005 da 4 agenti. Condanne lievi, come erano state lievi quelle inflitte agli autori materiali del crimine, chiamato “eccesso colposo” nell’arresto. Meglio che niente, se pensiamo alle storie di Aldo Bianzino, Manuel Eliantonio, Niki Aprile Gatti e tanti altri che sono morti in carcere senza alcuna colpa, senza che sia mai stato individuato un colpevole. E anche per la morte di Stefano Cucchi devono ancora essere individuati i colpevoli, se mai avverrà. 
Poche sentenze non bastano certo per risolvere la pessima situazione dei diritti civili in Italia, di cui la maggior parte delle televisioni non parla e di cui quindi la gran parte dei cittadini non sa nulla. Come pochi si preoccupano dei tanti innocenti detenuti nei Centri di Identificazione ed Espulsione per immigrati, colpevoli di nulla, a parte esistere. 
I cittadini dovrebbero chiedersi che tipo di forze dell’ordine vogliono avere. Quelle fedeli alla Repubblica Italiana e alla Costituzione, che difendono le persone oneste e la giustizia, oppure picchiatori senza scrupoli che il potere utilizza per il lavoro sporco. Non è una differenza da poco, perché soltanto nel primo caso il nostro paese può ancora chiamarsi democrazia.

Francesco Defferrari

 
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