Una casa per gli aquilani? un terno al lotto

Tende in Abruzzo

Tetti e pareti azzurre di tela sono un rifugio sicuro per chi ha paura che la terra ritorni a tremare. A più di un mese dal terremoto che ha devastato l’Aquila, la gente non vuole dimenticare le vittime del sisma, ma vuole vivere anche per quelle. Vuole ricostruire la propria terra, riappropriarsi della propria vita. Allora, la paura più grande diventa il tempo. 

Solo qualche giorno fa, il presidente del Senato rassicurava gli aquilani che non avrebbero trascorso l’inverno nelle tendopoli. Intanto, ci trascorreranno l’estate. Alle prime calde giornate di primavera, ci si rende conto che bastano poche ore di sole e le tende si trasformano in forni. Nei campi azzurri, visibili dall’autostrada, ci vive chi non ha più una casa e qui ha trovato da mangiare, bere, indumenti. Ma i servizi igienici sono insufficienti ed è spesso lontano dai parenti, ospitati in altre case di tela. Il tempo si dilata, i mesi diventano anni, ma il pensiero che non sarà “per sempre” aiuta a trascorrerli meglio. “Le prime case saranno pronte per settembre”,  ha rassicurato Il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. Le “prime”, quindi, qualcuno potrà di sicuro abbandonare le tendopoli. Ma per gli altri? Non si sa. 
A guardare le cifre stanziate dal governo, i fondi ci sono. Certo non sono gli 8 miliardi che Berlusconi e Tremonti avevano annunciato, ma 5,8 miliardi, e non arriverebbero subito, bensì  tra il 2009 e il 2032. Di questi: 1,152 miliardi sarebbero disponibili quest’ anno, 539 milioni nel 2010, 331 nel 2011, 468 nel 2012, e via decrescendo, con pochi spiccioli, per i prossimi 23 anni. Dunque qualcuno avrà una casa a settembre, qualcuno ad ottobre e per qualcun’altro? Riusciranno a vederla solo i nipoti.
Insomma, per gli aquilani un vero terno al lotto. Non a caso il decreto in questione è stato denominato “abracadabra” e come ha riportato il quotidiano,  “La Repubblica”, qualche giorno fa, prevede che 500 milioni arrivino, entro 60 giorni dal varo del decreto, proprio dall’indizione di “nuove lotterie ad estrazione istantanea”, “ulteriori modalità di gioco del Lotto” e nuove forme di “scommesse a distanza a quota fissa”. Le altre risorse, tra i 2 e i 4 miliardi di qui al 2013, dovranno essere attinte al Fas, il Fondo per le aree sotto utilizzate, che dalla Finanziaria in poi è diventato un vero Pozzo di San Patrizio, dal quale il governo pompa denaro per ogni emergenza, senza che si capisca più qual è la sua vera dotazione strutturale. Per il resto, la copertura finanziaria disposta dal decreto è affidata a fonti generiche e fondi imprecisati: dai soldi dell’Istituto per la promozione industriale (trasferiti alla Protezione civile per “garantire l’acquisto da parte delle famiglie di mobili ad uso civile, di elettrodomestici ad alta efficienza energetica, nonché di apparecchi televisivi e computer”) al trasferimento agli enti locali dei mutui concessi dalla Cassa depositi e prestiti.
La ricostruzione ci sarà, ma spalmata negli anni, affidata alle lotterie. La speranza degli aquilani è che non ci si dimentichi di loro, abitanti di città di tela.

Emiliana Avellino

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