Un’ora d’aria

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affollamento_carceri070809Fa caldo in questi giorni lungo la Penisola e a volte non bastano nemmeno ventilatori o condizionatori, per chi li possiede, a rinfrescare gli ambienti. Le città sprigionano calore anche a sera inoltrata quando per le strade i tanti non andati in vacanza cercano di respirare. Eppure ci sono persone che con questo caldo vivono in nove metri quadrati. Sei persone in nove metri quadrati.

Peggio degli animali stipati negli allevamenti col solo scopo di ingrassare.
Cosa entrerà in nove metri quadrati? Poco, se si contano sei persone e sei brandine. “Una situazione intollerabile” l’ha definita Alessia Mosca, capogruppo al consiglio regionale lombardo per il Pd che ha visitato, ieri, il carcere di San Vittore con un gruppo di altri politici, anticipando di qualche giorno la visita che un gruppo di parlamentari europei, nazionali e regionali faranno, a Ferragosto, in alcune carceri.
La situazione delle carceri in Italia è disastrosa: perché gli spazi sono sempre quelli, perché l’impianto giudiziario è tale da non permettere sentenze rapide, perché le ultime leggi approvate dalla maggioranza cattolica di centrodestra favoriscono questo sovraffollamento.
Si è urlato tanto allo scandalo quando si parlava di indulto, eppure oggi la situazione è ancora catastrofica. I carcerati sono 1.400 a San Vittore, il doppio della capienza regolamentare; le docce a disposizione di 132 detenuti in un piano sono 4 anche adesso che fa un caldo pazzesco. Mentre a controllare gli uomini reclusi c’è una sola guardia al piano di giorno che diventa una guardia ogni due piani di notte. Ma questi numeri non riguardano solo San Vittore.
Così non c’è da meravigliarsi se la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha condannato l’Italia a risarcire il detenuto bosniaco Izet Sulejmanovic per i danni morali subiti a causa del sovraffollamento della cella del carcere di Rebibbia.
La Corte Europea ha stabilito che l’uomo, condannato per furto aggravato a due anni di detenzione, è stato «vittima di trattamenti inumani e degradanti» poiché tra il novembre 2002 e l’aprile 2003 Sulejmanovic ha condiviso una cella di 16 metri quadri con altre cinque persone disponendo, dunque, di una superficie di poco più di 2 metri quadri entro i quali ha trascorso oltre diciotto ore al giorno.
La Corte Europea ha quindi messo in evidenza la situazione drammatica delle carceri italiane e ora anche altri detenuti che vivono le stesse condizioni potranno fare ricorso. “La costruzione di nuove carceri non può essere la soluzione. – ha detto Luigi Nieri assessore al bilancio della Regione Lazio – Il Governo pensi piuttosto a mettere mano a leggi come quelle sulla droga e sull’immigrazione”.

Secondo le ultime stime del ministero di Grazia e Giustizia il numero dei detenuti nelle carceri italiane ha raggiunto quota 63.587. I detenuti da noi aumentano, mentre negli Stati Uniti i giudici hanno ordinato allo stato della California di preparasi a rilasciare oltre 40.000 dei 150.000 detenuti per risolvere il problema del sovraffollamento e le conseguenti gravi condizioni sanitarie. Lo stato californiano dovrà ora preparare un piano per ridurre del 137,5% il sovraffollamento.
In Italia, invece, rilasciamo solo le persone illustri. Tutti gli altri vanno buttati dentro, tanto la magistratura, con tempi biblici e con regole che grazie ai politici cambiano in continuazione, ci penserà poi ad accertare se hanno torto o no. Esempio illustre di come va la giustizia nel nostro Paese è la legge ex-Cirielli che ha sì depenalizzato i reati dei cosiddetti ‘colletti bianchi’ ma ha stretto ancora più le maglie verso i detenuti di fascia bassa. In Italia nessuno si preoccupa più di garantire il reinserimento nella società e nel mondo del lavoro una volta scontata la pena, così si fabbricano nuovi criminali grazie alla vita insostenibile a cui sono sottoposti in carcere.
Il sindacato autonomo della Polizia penitenziaria (Sappe) ha comunicato che ben 11 regioni hanno superato la capienza tollerabile per le carceri e altre due sarebbero al limite. Quelle mura diventano depositi di vite umane a cui, forse, potrebbero porre fine misure di detenzione alternative. Gianni Alemanno ha detto che “occorre una riforma di legge che il governo sta perfezionando, cercando faticosamente di trovare una soluzione precisa”.

Ma se al Governo, e in Parlamento, ci sono persone che con la giustizia hanno dei conti in sospeso sembra difficile che si trovino soluzioni. Così i reati bancari e finanziari vengono archiviati mentre la gente “comune” e i poveri clandestini sono stipati in nove metri quadri.

 
Marianna Lepore