Dei delitti e delle pene

Carcere

In Italia sta arrivando un’ondata di caldo e ci sono persone che vivono in 4 o in 6 in una stanza di 3 metri per due senza ventilatori nè tantomeno aria condizionata: i carcerati. Le prigioni italiane sono sovraffollate in maniera drammatica e sull’orlo della rivolta generale, ma nessuno lo dice. Effetto delle leggi repressive decise negli ultimi anni dalla politica per far fronte a un’emergenza “sicurezza” che in realtà non esiste

Tutti in carcere i piccoli spacciatori tossicodipendenti, gli immigrati che non obbediscono all’ordine di espulsione, i ladri di polli. Al costo di 157 euro al giorno per ogni detenuto, una spesa che la collettività potrebbe impiegare molto meglio per recuperare e aiutare chi potrebbe cambiare vita, se ne avesse la possibilità. Anche i sindacati della polizia penitenziaria lanciano l’allarme ormai da anni, ma la politica, a parte qualche eccezione, li ignora. 
Mentre anche l’Onu ha ammesso che la repressione del consumo di droga ha fallito, in Italia grazie alla legge Fini-Giovanardi anche chi ha coltivato una minima quantità di marijuana può finire in carcere e morirci, come è accaduto ad Aldo Bianzino. Ora poi la criminalizzazione dei clandestini rischia di mandare in galera migliaia di persone la cui unica colpa è essere rimaste disoccupate e non aver avuto modo di rinnovare il permesso di soggiorno. In un paese in cui i responsabili delle peggiori frodi finanziarie e i numerosi politici condannati non pagano mai per quello che hanno fatto, e di certo non finiscono mai in queste disumane prigioni. 
Ma l’opinione pubblica plasmata dalle menzogne di regime immagina che in carcere ci siano solo assassini, stupratori e terroristi, confonde i criminali realmente pericolosi per la società, che sono una minoranza del totale, con la massa dei detenuti che se fossero trattati come esseri umani potrebbero uscire dall’emarginazione. Il 90% dei detenuti sono dentro per piccoli reati e avrebbero diritto a condizioni di vita decenti e a un efficace percorso di recupero, a beneficio dell’intera società. Ma comunque, quale che sia il crimine, prigioni disumane non servono a nulla, punire qualcuno trattandolo nel peggior modo possibile lo farà semplicemente uscire peggiore di come è entrato. 
Invece nell’Italia degli anni duemila le carceri sono un buco nero, luoghi disumani dove può succedere qualsiasi cosa, come purtroppo hanno dimostrato i casi di Manuel EliantonioMarcello LonziNiki Aprile Gatti e molti altri di cui non conosciamo nemmeno i nomi, Non erano feroci criminali, erano persone normali che al massimo avevano commesso uno sbaglio o, come nel caso di Niki, nemmeno si sa se avevano davvero commesso un reato. Eppure sono stati uccisi in carcere senza ragione, senza giustizia. Nelle carceri italiane ci sono stati 1449 morti in 9 anni, 514 classificati come suicidi, ma in tanti, troppi casi manca un’indagine seria sulle reali cause della morte. 
Non vi è libertà ogni qual volta le leggi permettono che in alcuni eventi l’uomo cessi di essere persona e diventi cosa“. scriveva Cesare Beccaria nel 1700. In trecento anni non abbiamo imparato niente. E Karl Popper scriveva che “Lo stato di civiltà di un paese si riconosce dallo stato delle sue carceri“. Quindi non c’è alcun dubbio che qui siamo in un paese disumano e incivile
 
Francesco Defferrari 

Abu Ghraib Italia. Tortura e morte nel silenzio dei media

 
  
  

    

 

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