La rivolta degli schiavi

La rivolta degli immigrati a RosarnoSe si trattano gli uomini come schiavi la loro unica possibilità per difendere i loro diritti sarà la rivolta violenta. Quello che accade in Calabria è la conseguenza di anni di indifferenza criminale da parte dei cittadini e della politica nazionale e locale, a beneficio della criminalità organizzata. Gli immigrati che lavorano nei campi, in Calabria come in molti altri luoghi d’Italia, vivono in condizioni inumane, controllati da un sistema di caporalato. E la loro clandestinità fa comodo a molti.

In quanto clandestini sono del tutto privi di diritti. La poca assistenza sociale e sanitaria che ricevono viene fornita dalla Cgil, dalla Caritas o da Medici senza Frontiere, quindi da organizzazioni umanitarie, come accade nei paesi del terzo mondo. E vivono infatti in condizioni peggiori di quelle che molti di loro avevano nella loro terra d’origine. Ma una volta diventati clandestini non è facile tornare a casa, trovare un lavoro decente o un’abitazione. Bisogna per forza continuare a lavorare in nero nei campi nella speranza di poter raccogliere abbastanza denaro per lasciare l’inferno. La gran parte della nostra agricoltura ormai funziona così, da anni, ma gli italiani fanno finta di non vedere. 
La politica fa finta di non vedere perché a livello nazionale preferisce la propaganda all’affrontare davvero i problemi, e a livello locale spesso collabora attivamente con le organizzazioni mafiose per tenere gli immigrati in uno stato di schiavitù di fatto. La scintilla che ha fatto scoppiare la rivolta di Rosarno è l’ennesimo episodio di intolleranza gratuita: spari contro alcuni immigrati per la seconda volta in poco tempo. Ma era inevitabile che prima o poi la rivolta scoppiasse. Non si può trattare gli uomini in questo modo, costringerli a vivere in condizioni disumane, senza luce, senza acqua, senza riscaldamento, sfruttare il loro lavoro per pochi spiccioli e poi tentare anche di intimidirli con aggressioni razziste. 
Situazioni come quella di Rosarno in Calabria, o quella di San Nicola Varco in Campania vengono denunciate da anni dall’ONU, dalle associazioni umanitarie e da pochissimi giornali e pochi siti internet, ma nessuno ha mai preso in considerazione queste denunce. 
Gli abitanti di Rosarno ora ovviamente sono arrabbiati perché gli immigrati in rivolta hanno danneggiato auto, vetrine e oggetti, e sicuramente in queste situazioni la rabbia finisce per colpire bersagli innocenti. Ma dove erano tutti nei 10 anni precedenti in cui la situazione degli immigrati è sempre stata drammatica? Non ci si può svegliare solo quando succede qualcosa, i problemi di integrazione andrebbero prevenuti. Ma dire cose del genere oggi in Italia è fantascienza, la semplice ragionevolezza viene tacciata di “buonismo” nei media di regime. Questo governo ha sempre la stessa risposta, fatta di razzismo, leggi ingiuste e repressione a singhiozzo. E infatti il ministro dell’interno già sfrutta la situazione per la vuota propaganda razzista della Lega. Il governo precedente da parte sua non aveva fatto niente di utile, troppo vigliacco per abolire una legge sbagliata e controproducente come la Bossi-Fini
Adesso purtroppo non possiamo aspettarci che un governo criminale, uno dei principali responsabili di questa situazione di degrado e illegalità, possa risolvere la situazione in modo giusto. Useranno il solito metodo che usano sempre, mandare più poliziotti, mandare l’esercito, effettuare arresti qua e là. Ma non possono certo arrestare tutti i 20.000 immigrati che lavorano nei campi della Calabria, perché se lo fanno come continuerà a vivere l’agricoltura locale? Dove troverà 20.000 italiani disposti a essere sfruttati per una miseria? L’unica soluzione decente sarebbe combattere il lavoro nero, fornire ai lavoratori stagionali accettabili condizioni di vita, regolarizzarli e ottenere così legalità, giustizia e pace sociale. Ma è arduo sperare che questo avvenga, in un Italia sempre più razzista, affogata nella propaganda e nella menzogna. 

Francesco Defferrari

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