Anm, agitazione al via

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scioperoAnmLa sentenza civile di risarcimento sul lodo Mondadori aveva già fatto infuriare Berlusconi, poi è arrivata la decisione della Consulta che ha dichiarato incostituzionale il lodo Alfano, perché viola l’art. 3 della Costituzione, e tutte le certezze del nostro premier sono crollate. La riapertura dei casi che lo vedono imputato faranno passare in secondo piano la sua politica. Così non resta che modificare la nostra Carta.

Questo ha pensato il nostro premier e non ha avuto molti problemi nel dichiararlo. “Non è una cosa facile” ha ammesso Silvio Berlusconi da Sofia dove già in passato aveva lanciato il suo primo editto bulgaro che epurò Santoro, Luttazzi e Biagi dalla televisione pubblica. Ora il monito va alla giustizia per dare nuove regole alla magistratura che, a suo dire, lo perseguita da anni. Non condivide la bocciatura del lodo Alfano, “Praticamente la Corte ha detto ai pm rossi di Milano ‘riaprite la caccia all’uomo nei confronti del premier’”, ha detto il premier.
Così Berlusconi pensa già a richiamare il suo popolo. Una modifica di una legge costituzionale, però, ha bisogno di essere approvata due volte in Parlamento con una maggioranza di due terzi o assoluta nella seconda votazione, e poiché un accordo con l’opposizione è impossibile, Berlusconi già pianifica il referendum e la legittimazione del popolo.
Alza i toni perché è l’unico modo per far parlare di sé e non dei suoi processi. Alza i toni perché sa perfettamente che non ha nulla da perdere.
Dalla sua parte ha, come sempre, le sue televisioni, la sua stampa. L’ultimo esempio è stata la messa in onda su Canale 5 di un video in cui si riprendeva una tipica giornata del giudice Raimondo Mesiano. Non un giudice qualsiasi, ma colui che ha condannato il gruppo Fininvest a risarcire alla Cir di Carlo De Benedetti 750 milioni di euro, per l’annullamento del lodo Mondadori risolto nel 1990 a favore del gruppo Fininvest in cambio di mazzette versate ad alcuni giudici romani.
I giornalisti della rete berlusconiana non hanno trovato nulla di meglio che riprenderlo mentre va dal barbiere o fuma una sigaretta seduto su una panchina di un giardino pubblico. Un lungo servizio sulle sue “stravaganze” che avrà rubato nella scaletta delle notizie spazio prezioso a cose decisamente più importanti. Da Canale 5 si difendono dicendo che “non abbiamo pedinato nessuno, ci siamo occupati del caso del giorno esercitando il diritto di cronaca”.
La bufera, però, ormai è scatenata. Il segretario dell’Associazione nazionale magistrati ha detto “è un’intollerabile intromissione nella privacy di una persona” mentre oggi il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, ha affermato “E’ a serio rischio la tenuta democratica del Paese”.
Palamara ha scritto anche al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per esprimere la preoccupazione della magistratura italiana «per la grave tensione che coinvolge le istituzioni del Paese e rischia di alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato».

Difenderemo ad oltranza i valori della Carta Costituzionale
, ha detto Luca Palamara e oggi, al termine del Comitato Direttivo Centrale, l’Associazione dei magistrati ha proclamato lo stato di agitazione all’unanimità, convocando assemblee in ogni distretto aperte a tutti i magistrati per valutare le iniziative da intraprendere, tra le quali anche lo sciopero.
“Noi – ha aggiunto Palamara – vogliamo una riforma della giustizia che renda più veloci i processi e metta al centro dell’attenzione i cittadini”.
La magistratura è quindi unita nel difendere la sua autonomia dal potere politico e nel rispettare il principio per cui, se una sentenza non è condivisibile c’è il grado successivo di giudizio, non la modifica della Costituzione.
E ora che l’agitazione è partita non resta che aspettare le prossime mosse del Governo: l’autunno caldo italiano è appena cominciato.

Marianna Lepore

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