Una giornata in difesa dell’acqua

WorldWaterDay2011‘Acqua per le città – come rispondere alle sfide dell’urbanizzazione’: era questo il titolo dell’edizione 2011 della Giornata mondiale dell’acqua, ricorrenza che si festeggiava oggi e che è stata istituita dalle Nazioni Unite nel 1992. Lo slogan non è stato scelto a caso perché lancia un campanello d’allarme per l’oro blu sempre più richiesto all’interno delle città, ormai sovraffollate.

Secondo i dati pubblicati sul sito ufficiale del World Water Day 2011 al momento metà della popolazione mondiale vive nelle città, una percentuale che è destinata a salire ancora, con effetti negativi sull’inquinamento idrico visto che non tutti vivono in condizioni igienico sanitarie accettabili e considerato anche che ogni giorno produciamo 2 milioni di tonnellate di rifiuti e li scarichiamo nei corsi d’acqua. Addirittura secondo il sito del World Water Day 2011, nei Paesi in via di sviluppo il 90% di tutte le acque reflue viene immesso, senza essere trattato, direttamente in fiumi, laghi e mari. Un duro colpo non solo per l’acqua che beviamo, ma anche per quella che ogni giorno è usata per l’agricoltura o l’allevamento degli animali.
Nel mondo oltre un miliardo di persone non hanno accesso all’acqua potabile e 2,4 miliardi non hanno abbastanza acqua per soddisfare le esigenze igieniche. Proprio per questo motivo in occasione del World Water Day, la Commissione europea ha stanziato un contributo di 40 milioni di euro per facilitare l’accesso all’acqua in Africa, Caraibi e Pacifico. Basti pensare che secondo l’Amref, l’African Medical and Research Foundation, nell’Africa sub sahariana l’accesso all’acqua pulita è un diritto fondamentale negato a più del 40% della popolazione. Ed è proprio la mancanza di acqua pulita ad essere direttamente o indirettamente la causa dell’80% delle malattie.
Non accade solo in Africa, basti pensare che un terzo degli italiani non ha un depuratore e l’acqua, quindi, tanto pulita non può dirsi. Il nostro è uno dei paesi in cui si spreca più acqua. E forse nemmeno tanto nell’usarla. Sembra paradossale, ma secondo il rapporto dell’Istat, nel 2008 il 47% dell’acqua potabile è andata persa per garantire la continuità d’afflusso nelle condutture o per effettive perdite delle condutture stesse. Così nonostante gli italiani stiano imparando a non sprecare in casa l’acqua (anche se continuiamo ad avere dei valori di consumo complessivi superiori alla media europea), di fatto la dispersione avviene per strada: ad esempio in regioni come Puglia, Sardegna, Molise e Abruzzo si è stimato che ogni 100 litri d’acqua erogata, se ne immettono in rete all’incirca 80 litri in più.
Nel ventunesimo secolo l’acqua necessita ancora di una gestione adeguata, quindi, e non solo nei paesi in via di sviluppo. Ed ecco perché in una giornata come questa è ancora più importante ricordare che si sta avvicinando in Italia un Referendum contro la privatizzazione dell’acqua a cui diventa decisivo partecipare. Perché la questione finanziaria non può prendere il sopravvento su un bene fondamentale come questo e perché il controllo sull’acqua dovrebbe essere pubblico, sociale, cooperativo, equo e non destinato alla creazione di profitto. Solo così si può pensare che l’interesse sia quello di garantire l’acqua a ogni cittadino. In due grandi città europee come Berlino e Parigi l’hanno già capito e il Comune ha sottratto alle multinazionali la gestione delle acque, assumendone in pieno il controllo.

Marianna Lepore

 
Ordina libri, cd, dvd su Ibs e sostieni il sito

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>