Obama e il petrolio

Il petrolio verso la costa, visto dal satelliteLa marea nera uscita dalla piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico e ormai arrivata alle coste della Lousiana è un brutto colpo per il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama. In primo luogo perché il governo federale è stato accusato di aver agito con ritardo per limitare il disastro. E poi perché il presidente aveva previsto di concedere nuove concessioni per l’apertura di pozzi petroliferi sottomarini lungo le coste americane.

Una decisione vista come un anatema dagli ecologisti, che alla luce dei fatti recenti avevano tutte le ragioni per considerare questo genere di trivellazioni troppo pericolose per l’ambiente. Ma Obama, anche se ha condotto una campagna elettorale con molti temi ecologisti, pronunciandosi più volte a favore delle energie rinnovabili, è pur sempre il presidente della nazione che più di ogni altra al mondo consuma energia e ha in mano le redini del commercio mondiale di petrolio.
Quindi anche se ora Obama annuncia un blocco delle trivellazioni, aspettarsi che gli Stati Uniti decidano di non espandere la loro produzione di greggio è ingenuo, anche dopo un disastro del genere. Il fatto è che l’intero sistema produttivo mondiale è basato sui combustibili fossili e perché possa cambiare questa impostazione serviranno decenni, se non secoli. A meno che il petrolio e il gas non finiscano prima, ma non è detto che questo avvenga perché pur essendo risorse non rinnovabili le tecnologie per trovarli ed estrarli continuano a migliorare e i giacimenti in terra e in mare non sono pochi. La marea nera della Lousiana però mostra chiaramente che prima che il petrolio finisca o che l’uomo smetta di usarlo gli equilibri naturali del pianeta potrebbero essere modificati in modo irrimediabile. Non soltanto ci sono stati tanti disastri simili in passato, ma le fuoriuscite di greggio da navi e piattaforme sono molto comuni, anche nel Mediterraneo. Le compagnie petrolifere hanno provocato danni immensi in molti luoghi del mondo, e la maggior parte delle volte nessuno si preoccupa di dirlo. E poi ovviamente i combustibili fossili non inquinano solo quando vengono estratti ma soprattutto quando vengono utilizzati e bruciati per le industrie, le auto, il riscaldamento, tutti gli aspetti della nostra vita fondata sull’utilizzo del gas e del petrolio. 
E’ molto difficile che l’umanità sia davvero capace di distruggere la Terra: il petrolio e il gas alla fine dei conti sono anche loro parte del pianeta e in passato asteroidi e vulcani hanno provocato disastri ben maggiori di quelli che l’uomo è attualmente in grado di produrre, eppure la vita è sempre riuscita a sopravvivere, cambiando e adattandosi. Ma l’uomo potrebbe essere in grado di distruggere proprio la società iperconsumistica che ha creato, semplicemente se i costi dell’inquinamento e del cambiamento climatico che sta provocando diventeranno più alti dei vantaggi ottenuti sfruttando i combustibili fossili. Tantissimi scienziati hanno già messo in guardia l’umanità contro un simile pericolo. La nostra società basata sullo sfruttamento degli uomini e della Terra è un mostro che finirà per divorare se stesso. Ma i leader mondiali, come il presidente Obama, saranno in grado di capirlo o continueranno a cedere alle pressioni dell’industria del petrolio? 

Francesco Defferrari

 
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