Un giorno più corto

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Sono passati cinque giorni dal terremoto di magnitudo 8,8 che ha colpito il Cile. Il numero dei morti non è ancora definitivo anche perché negli ultimi tre giorni persone ormai dichiarate disperse sono state estratte vive dalle macerie. La cifra totale delle vittime si avvicina, per ora, a quasi 800. Ma il dato potrebbe crescere.

La presidente Michelle Bachelet sta facendo del suo meglio per riportare la calma tra i tanti cileni che ormai non hanno più una casa, cibo o acqua. E’ vicina ai suoi concittadini ma ha già ammonito il popolo: chi saccheggia verrà punito secondo la legge. 
Nonostante i 14 mila militari schierati a Concepcion, la città più colpita, e nonostante gli aiuti umanitari, troppe città sono ancora isolate. Colpa dei ponti crollati che stanno rendendo sempre più complicati i soccorsi. Così la gente, spaventata, sta assalendo supermercati e negozi portando via tutto quello che ritiene necessario.
Gli Stati Uniti assicurano che saranno in prima linea, per questo Hillary Clinton è arrivata in Cile e ha consegnato alla Bachelet, come simbolo del soccorso americano, 60 telefoni satellitari. Ma tra gli aiuti già disponibili per Santiago, Hillary ha segnalato purificatori d’acqua, generatori elettrici, un’unità ospedaliera mobile, medicine e quattro apparecchi per dialisi.
Quello che gli aiuti internazionali non possono evitare, però, è l’accorciamento delle giornate. Secondo la Nasa il terremoto in Cile avrebbe accorciato la lunghezza di ogni giorno sulla Terra. La ricerca dello scienziato Richard Gross, attraverso un complicato modello, mostra che la lunghezza di una giornata sulla Terra si sarebbe accorciata di 1,26 microsecondi. Parliamo certo di tempi impercettibili, ma è interessante notare che nonostante questo terremoto sia stato meno intenso di quello di magnitudo 9,1 che nel 2004 ha colpito Sumatra, potrebbe invece aver provocato effetti maggiori. Lo spostamento dell’asse terrestre è stato, infatti, più grande. Se il terremoto di Sumatra del 2004 aveva provocato uno spostamento di circa 6 centimetri, le prime stime sul terremoto del Cile indicano uno spostamento che varia dagli 8 centimetri ipotizzati dal Jet Propulsion Laboratory della Nasa ai 12 centimetri che emergono dai modelli dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
Una massa molto grande si è mossa e nel farlo ha variato l’equilibrio del pianeta e ha imposto un cambiamento (certo minimo) nell’inclinazione dell’asse terrestre rispetto al piano dell’orbita. E se l’inclinazione dell’asse varia, questo cambiamento si ripercuote sulla rotazione della Terra. In questo caso si sono avuti degli effetti più forti sulla Terra perché, al contrario del terremoto di Sumatra (che era localizzato vicino all’equatore) il terremoto cileno è avvenuto a una latitudine media e la rottura della faglia è avvenuta ad una profondità maggiore.
Questi cambiamenti, comunque, sono troppo piccoli per incidere sulla vita umana o sull’ambiente. Ma sono dei cambiamenti che dovrebbero far riflettere sulla poca cura che abbiamo del nostro Pianeta. Ormai sempre più devastato da alluvioni, terremoti e catastrofi naturali.

Marianna Lepore


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