Smog, arriva la class action

smogcittaCirca 80 Comuni di sette Regioni del Nord Italia con l’aggiunta della città di Napoli (unica eccezione nel sud) hanno deciso di bloccare il traffico per domenica 28 febbraio. Una misura necessaria per abbassare il livello di smog nell’atmosfera, ormai al di fuori di tutti i limiti nelle città del nord. Il mondo politico, e non solo, si interroga sull’efficienza di questa misura, mentre i cittadini ricorrono alla class action contro lo smog.

In Italia si può fare appello alla class action da inizio anno e le associazioni di categoria, in primis il Codacons, hanno già avviato alcune azioni collettive. A queste, ora, va ad aggiungersi anche la prima azione collettiva per cause ambientali. Perché lo smog se non uccide, contribuisce a rovinare la nostra salute. E il cittadino non ha nessuna arma con cui difendersi. Perché se deve uscire per andare al lavoro o accompagnare a scuola i figli dovrà inevitabilmente respirare l’aria nelle strade. «Due studi importanti – ha spiegato Marco Maria Donzelli, presidente dell’associazione Codacons – collegano gran parte dei ricoveri nelle città italiane proprio allo smog. Un’evidenza che rende possibile un’azione risarcitoria contro chi ha il dovere di tutelare la salute dei cittadini».
Da qui la decisione di intraprendere una class action contro lo smog. Di che cosa parliamo? Di un’azione legale collettiva (negli Stati Uniti è usata da anni) condotta da uno o più soggetti, tutti appartenenti ad una “classe”, che chiedono che la soluzione di una questione di fatto o di diritto avvengano con effetti super partes per tutti i componenti presenti e futuri della classe.
L’azione collettiva, infatti, permette ai cittadini di avvantaggiarsi dell’attività processuale altrui ed è il modo migliore per essere tutelati e risarciti dai torti delle aziende e delle multinazionali. Per il debutto della class action italiana è stato scelto il test fai da te dell’influenza suina, ideato e distribuito dall’azienda Voden medical instruments spa che vantava una presunta “sensibilità del 99,1%”, quando poi gli stessi tecnici del ministero della Sanità dichiaravano che il test aveva scarsa sensibilità.
Adesso si passa alla class action contro lo smog perché in Lombardia, specie a Milano, si può morire a causa dell’inquinamento dell’aria. Una ricerca, finanziata dal Comune di Milano, ha analizzato per due anni i ricoveri nei Pronto Soccorso, per malattie imputabili all’inquinamento, in cinque ospedali Milanesi. In 24 mesi sono stati analizzati 53.514 casi che accusavano dalla tosse all’asma, bronchiti, polmoniti, attacchi di cuore e ictus causati dallo smog.
Lo studio ha analizzato le cartelle cliniche dei pazienti e verificato che la causa scatenante dei ricoveri era proprio lo smog, con una media giornaliera di 73 ricoveri. Così anche la Procura ha cercato di capirci qualcosa aprendo un’indagine e inviando, a dicembre, un avviso di garanzia al Governatore della Regione Lombardia Roberto Formigoni, al Sindaco Letizia Moratti e al presidente della Provincia Guido Podestà.
Il blocco del traffico deciso ora dai sindaci non è una scelta “storica” ma è semplicemente l’applicazione della legge. Il decreto ministeriale 60/2002, che recepisce alcune direttive comunitarie, sancisce che, superato per 35 volte il livello uguale del PM10, il sindaco o il presidente della Regione devono intervenire per far cessare gli effetti di un inquinamento atmosferico così alto.
E non è solo Milano ad avere grandi problemi di smog. Torino segue a ruota, risultando addirittura più inquinata di Londra. E anche nel capoluogo piemontese il Codacons sarebbe intenzionato a lanciare una class action per chiedere i danni da smog. Roma invece starebbe migliorando. Nel 2009 si è ricorso allo stop del traffico solo per 27 volte contro le 72 del 2007. Non per pigrizia ma perché è stato potenziato il trasporto pubblico, sono state realizzate nuove linee della metro e c’è stata un’estensione del “car sharing” e del “bike sharing”. Così si sono registrati 67 giorni di superamento dei limiti, contro i 156 di Napoli.
E sono in buona compagnia visto che un’indagine condotta sulla popolazione di 13 maggiori città italiane tra il 2002 e il 2004 ha dimostrato che una media di 8.220 morti l’anno è da attribuirsi agli effetti a lungo termine delle concetrazioni di Pm10 superiori ai 20 mg/m3.
E se il cittadino continua a dover subire l’aria che ha intorno di cui la politica non si occupa perché non sembra essere una tematica che scalda le masse, almeno ora potrà esserci una nuova misura, la class action appunto, che magari riuscirà a far cambiare idea a chi ci governa. Se non altro perché, in caso di colpa, risarcire molti cittadini potrebbe essere un duro colpo.

Marianna Lepore

 
Ordina libri, cd, dvd su Ibs e sostieni il sito

     

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>