Un mondo di veleni

rifiuti tossici in mare

Purtroppo in un paese dove c’è ogni giorno un’emergenza è difficile che tutte ricevano lo spazio adeguato alla loro importanza. A questo si aggiunge la tendenza a censurare le notizie negative da parte delle televisioni e di molti giornali. In questi giorni ad esempio si parla, ma non abbastanza, dei rifiuti tossici affondati in mare dalla N’drangheta al largo delle coste della Calabria, e persino usati per costruire scuole. Molti altri rifiuti tossici e radioattivi sono stati affondati nel corso degli anni al largo delle coste africane.

C’erano appunto società che si presentavano come “specializzate nello smaltimento dei rifiuti” e poi li buttavano in mare. Ma il problema è che nessuno controllava davvero quello che stavano facendo e l’inchiesta di oggi è nata da altre indagini, grazie alle rivelazioni di alcuni pentiti o in seguito alle inchieste sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, che indagavano proprio sui rifiuti tossici in Somalia. Un intero settore economico criminale oscuro, presente in tutto il mondo. Il mare diventa così un’enorme pattumiera, dalla plastica alle scorie radioattive delle centrali nucleari europee. 
I governi non controllano anche se sanno benissimo che gran parte dello smaltimento dei rifiuti è controllato dalle organizzazioni criminali in tutto il mondo. L’opinione pubblica non capisce che gettare rifiuti pericolosi dove capita non è soltanto inquinamento, è anche omicidio e strage, solo dilazionati nel tempo. Si buttano rifiuti tossici in mare e questi entrano nella catena alimentare dei pesci, anni dopo le persone muoiono di cancro. Si seppelliscono rifiuti in luoghi poco abitanti e questi entrano nelle falde acquifere, e la mortalità per cancro aumenta negli anni seguenti. In Africa, dove malattie molto meno gravi uccidono le persone più facilmente del cancro, i rifiuti vengono abbandonati con grande tranquillità, avvelenando intere popolazioni, come è accaduto in Costa d’Avorio ad agosto. Ma la ditta responsabile se l’è cavata con un risarcimento, e continua a negare che aver scaricato 500 tonnellate di rifiuti tossici abbia qualcosa a che fare con 15 morti e 100.000 avvelenati in soli due mesi. Questo è solo un caso su altri 10.000 mai scoperti, ed è venuto alla luce perché talmente spudorato da non poter essere nascosto. 
Molti studi scientifici hanno evidenziato una correlazione diretta tra le zone dove i rifiuti non sono smaltiti in maniera corretta e l’incidenza del cancro, che aumenta anche nelle vicinanze degli inceneritori. Che cosa dovrebbero fare i cittadini se non fossero drogati dalla televisione e distratti dalla disinformazione? Dovrebbero pretendere dai loro governi controlli serrati sullo smaltimento dei rifiuti. Dovrebbero pretendere che si smetta di produrre tutto quello che non può essere riciclato, ed è quindi insostenibile. Dovrebbero rifiutare ad ogni costo le centrali nucleari, che al di là delle favole di chi ha interessi economici a costruirle sono un cancro per il pianeta e per l’umanità, perché producono scorie che resteranno tossiche per migliaia di anni e che nessun paese sa davvero come smaltire in modo adeguato. Ma se la gente rimane ignara di tutto come è stata finora, mafiosi e imprenditori senza scrupoli continueranno a fare affari d’oro, noi continueremo a morire d’inquinamento e alla fine, dopo tanti sforzi, riusciremo finalmente a distruggere questo pianeta.  

Francesco Defferrari 


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