Tutto il nostro potere

EarthL’uomo per millenni ha fatto del male ad altri uomini per i motivi più assurdi: per conquistare un territorio, per odio etnico o religioso. Ma solo nel corso del Novecento gli uomini hanno iniziato a sviluppare armi capaci di portare la distruzione su vasta scala: aereoplani, gas tossici, mitragliatrici, bombe, carri armati. Poi sono venute le bombe atomiche e gli uomini si sono resi conto di avere la capacità di distruggere il pianeta stesso.

Ma anche se ancora oggi gli arsenali delle potenze nucleari hanno bombe sufficienti per spazzare via l’umanità e la vita, la stessa potenza distruttiva di simili ordigni è proprio il motivo che ha scoraggiato tutti dall’usarli. Era il cosiddetto “equilibrio del terrore” tra Usa e Urss: se una potenza avesse usato le sue bombe lo avrebbe fatto anche l’altra, e non sarebbe rimasto nessuno per conquistare il mondo, e nessun mondo da conquistare. 
Oggi però viviamo con un’altra minaccia, ancora più grave, quella dei cambiamenti climatici. Conseguenza di quasi tre secoli di sviluppo industriale, inquinamento tramite combustibili fossili e distruzione delle foreste. In realtà avremmo la tecnologia e le possibilità economiche per risolvere questo problema. Sarebbe necessario abbandonare i combustibili fossili, smetterla di distruggere le foreste, impoverire e inquinare il mare, produrre immense quantità di rifiuti. Per farlo però è necessario anche rivedere il nostro sistema economico che produce consumismo sfrenato, spreco e incidentalmente anche ingiustizie, povertà, disoccupazione e guerre. Ma gli uomini non hanno la saggezza per farlo. Abbiamo tecnologie troppo potenti rispetto alla nostra capacità di gestirle. Siamo ancora gli stessi uomini che bruciavano i villaggi del “nemico”, massacravano tutti gli abitanti e davano fuoco alle foreste. Solo che un tempo i danni che potevamo fare con la spada e il fuoco erano limitati nello spazio. Adesso invece abbiamo la capacità di annientare il pianeta.  
Siamo come bambini in una stanza piena di pistole cariche. Abbiamo raggiunto l’intelligenza necessaria per costruirle, ma non quella per capire che sono una pessima, pericolosissima invenzione. In questi giorni prima di Natale, in cui la neve è caduta su gran parte del ricco mondo occidentale, tutti hanno dimenticato rapidamente il fallimento di Copenhagen, l’incapacità dei leader mondiali di trovare un accordo per salvare il pianeta. 
Invece un pò di neve non cancella i dati allarmanti sul riscaldamento globale, anche se i negazionisti ovviamente colgono la palla al balzo per aumentare la disinformazione, confondendo volutamente e stupidamente gli eventi meteorologici particolari con un sistema complesso come il clima della Terra.
Il governo italiano intanto nel suo piccolo vuole licenziare 250 ricercatori precari dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che da un mese hanno occupato il tetto dell’edificio, ignorati dalla maggior parte dei giornali e delle televisioni. Una politica del tutto in linea con il governo di Berlusconi, da sempre negazionista: se non ci sono ricercatori che lo dicono, i cambiamenti climatici smetteranno magicamente di esistere. 
Ma il nostro paese cieco e inconsapevole è soltanto una piccola parte di un problema globale. Il problema è che la nostra evoluzione tecnologica non è stata accompagnata da una paragonabile evoluzione morale e sociale, e quindi adesso sembra davvero difficile che l’umanità possa salvarsi, se ha tutto il potere necessario per distruggere la Terra, ma gli manca la saggezza per fermarsi in tempo. 

Francesco Defferrari


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