Una barca di bottiglie per salvare l’ambiente

DaviddeRothschildSi può essere miliardari ma non per questo disinteressati alla salvaguardia dell’ambiente. E si può decidere di abbandonare tutte le comodità per affrontare il Pacifico. Non è una scelta che farebbero in molti, ma David Mayer de Rothschild non è mai stato solo l’erede dell’impero dei banchieri britannici. Ha appoggiato la causa ambientalista da sempre e ora è in viaggio nel Pacifico da 19 giorni a bordo di una barca a vela costruita con dodicimila bottiglie di plastica.

Il catamarano di oltre 12 metri non poteva che chiamarsi Plastiki e ha iniziato il suo viaggio da San Francisco alla volta di Sydney. Lo scopo è quello di far riflettere ognuno di noi sull’importanza e il riutilizzo dei materiali di scarto. Ma l’obiettivo è anche quello di pulire parte del mare che attraverseranno e soprattutto raggiungere la “Great Eastern Pacific Garbage Patch”, l’area sei volte l’Inghilterra, dove la plastica sta al plancton nella misura di 6 a 1, diventando il luogo della spazzatura più grande del mondo.
David vuole sensibilizzare il mondo verso quello che potrebbe distruggerci: la plastica. Per questo sta già documentando tutto quello che vede e per questo fotograferà “l’isola galleggiante di plastica”, perché, come ha dichiarato in un’intervista, “nessuna nazione si assume le responsabilità di quella massa galleggiante nell’oceano, non lontano dalle Hawaii e dal Giappone, che rischia di modificare anche il clima”.
Il suo viaggio si può tranquillamente seguire su internet: su Twitter, su Flickr e sui due siti che raccontano questa avventura, The Plastiki e Adventure Ecology, il sito dell’associazione (fondata da David) che unisce cultura e ricerca scientifica.
David non è solo in questo viaggio, con lui c’è un equipaggio di 6 persone, tra cui anche una donna, Jo Royle, una delle skipper più apprezzate in Europa.
Tutti alle prese con la difficile vita da barca, razionamento dell’acqua compreso. Molta noia, sopratutto i primi giorni, come racconta proprio l’equipaggio negli appunti di viaggio. Per fortuna, per passare il tempo, l’equipaggio può curare il piccolo orto piantato sul ponte della barca o pedalare sulla bicicletta montata sul ponte che serve a fornire elettricità, così come i pannelli solari che ricoprono lo scafo.
Dopo quattro anni di progetti e preparazioni, il Plastiki è partito per un viaggio che potrà essere anche di 100 giorni. Tutto documentato, fin dall’inizio, quando al secondo giorno David non era ancora riuscito a calmare la nausea e, come il resto dell’equipaggio, non si era abituato ai continui spruzzi del Pacifico, con sale ovunque: sullo scafo e addosso all’equipaggio. E non è stato facile nemmeno abituarsi al dondolio della barca o al poco vento.
L’equipaggio, però, va avanti e ieri è stato anche premiato dalla natura con la pesca di un tonno tra i 25 e i 30 chili: tutto documentato con foto e video. E per chi ha voglia di cambiare le proprie abitudini in favore dell’ambiente, l’equipaggio fornisce ogni giorno un nuovo suggerimento: dal bollire solo l’acqua necessaria per far cuocere la pasta evitando di sprecarne troppa, al non abusare dei fuochi d’artificio che inquinano l’ambiente, o a non riempire la vasca di troppa acqua calda se si vuol fare un bel bagno visto che un terzo dell’energia usata negli appartamenti serve proprio a riscaldare (troppo) l’acqua.
Siete curiosi e non volete perdere nulla di questa traversata? Allora qui c’è la mappa aggiornata degli spostamenti, con tanto di condizioni climatiche e velocità della barca. E all’equipaggio del Plastiki non resta che augurare buon vento.

Marianna Lepore


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