Nucleare, sceglie il governo

NuclearpowerIl braccio di ferro Stato-Regioni continua. Dopo che Puglia, Basilicata e Campania avevano approvato alcune leggi regionali che impediscono di costruire centrali nucleari sul loro territorio, proprio per evitare sul nascere una qualsiasi decisione del governo Berlusconi sull’argomento, oggi il ministro Scajola annuncia che l’esecutivo impugnerà davanti alla Corte Costituzionale le tre leggi.

Una decisione “necessaria per questioni di diritto e di merito”. In che senso? Il ministro è stato chiaro: in punto di diritto le tre leggi intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato (produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica) “e non riconoscono l’esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell’ambiente, della sicurezza interna e della concorrenza (arti. 117 comma 2 della Costituzione)”.
Non impugnare le tre leggi significava poi costituire un precedente pericoloso “perché si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie per il Paese”.
E il nucleare, invece, è un punto fondamentale del programma del governo Berlusconi. Così, dopo aver fatto tutte le leggi necessarie per governare senza fastidi e intromissioni dalla magistratura, ora si passa al piano b: investire sull’atomica. Indispensabile, secondo il ministro, “per garantire la sicurezza energetica, ridurre i costi dell’energia per le famiglie e combattere il cambiamento climatico riducendo le emissioni di gas serra”.
Il Consiglio dei ministri si occuperà molto presto della questione: già il 10 febbraio ci sarà l’approvazione definitiva del decreto legislativo che definisce i criteri per la localizzazione delle centrali nucleari.

Subito sono arrivate le reazioni dei presidenti delle regioni interessate: “La Puglia sarà una Regione disobbediente: continueremo a dire no al nucleare”, ha commentato Nichi Vendola, governatore della Puglia. Vito De Filippo, presidente della Basilicata, ha detto che “il nucleare non è materia esclusiva dello Stato” e ha precisato che la sua regione farà “rispettare a tutti i costi il nostro territorio e le nostre scelte”. Per Antonio Bassolino, presidente della Campania, la Corte non potrà che riconoscere la costituzionalità della legge regionale. Legambiente e i Verdi si chiedono invece che fine abbia fatto il tanto declamato federalismo del governo Berlusconi, visto che questo governo – ha detto Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – “continua a centralizzare in modo arrogante e militarista le decisioni inerenti alle politiche energetiche, in totale spregio della Costituzione, delle scelte regionali e delle opinioni dei cittadini”.
Con le elezioni regionali dietro l’angolo è difficile che il Governo annunci ufficialmente i luoghi individuati per le nuove centrali nucleari. Ma se vorrà veramente arrivare a produrre il 25% di energia dal nucleare allora, secondo quanto affermato dal direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia, Nobuo Tanaka, dovremmo avere tra le 8 e le 10 centrali operative nel 2030 e di queste la prima entro il 2020.
C’è, però, un problema di fondo che forse il governo non ha preso in considerazione. Nelle regioni del Sud, che avevano legiferato contro il nucleare, sono presenti organizzazioni mafiose che a partire dalla metà degli anni ’90 hanno fatto grandi affari con i rifiuti. Così camion e camion di rifiuti, spesso industriali, attraversano la penisola per sversare i loro carichi nelle campagne di Puglia, Calabria, Campania, Sicilia, Basilicata. Un business che permette alle organizzazioni criminali di smaltire ogni anno 35mila tonnellate di rifiuti in modalità del tutto illecite. Costruire centrali nucleari in queste regioni significherà mettere nelle mani della criminalità un’arma ancora più pericolosa.

Marianna Lepore

 

    

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