Nucleare: il Governo fa retromarcia

stopcentralinucleariItaliaOggi potrebbero sembrare lontanissimi i tempi in cui il governo Berlusconi difendeva a spada tratta il ritorno all’energia nucleare. Così come potrebbero sembrare molto lontane le dichiarazioni allora rese dal ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, sulla necessità per l’Italia di tornare a usare questa fonte energetica. Ancora una volta, uno dei cavalli di battaglia della maggioranza si è dimostrata solo una bufala. Il referendum del 12 giugno si avvicina e se non si riesce a convincere il popolo che il nucleare fa bene, tanto vale abrogare la legge temporaneamente.

Il Governo ha deciso di bloccare il progetto delle centrali nucleari perché è l’unico modo che ha al momento per evitare di raggiungere il quorum referendario. Il 12 giugno prossimo gli italiani sarebbero stati chiamati a esprimersi sull’abrogazione della legge che voleva il ritorno al nucleare, sull’abrogazione della legge per la privatizzazione della gestione dell’acqua e sull’abrogazione del legittimo impedimento. Il referendum negli ultimi anni, però, non è mai riuscito a raggiungere il quorum. Questa volta le cose potevano andare diversamente non solo per la grande mobilitazione che da mesi si è mossa proprio sul quesito che riguarda l’acqua. Ma soprattutto perché dopo la tragedia in Giappone il dibattito sul nucleare è tornato centrale anche tra la gente comune. C’è troppa attenzione sul tema, la partecipazione avrebbe potuto travolgere ogni pronostico. Così, preoccupati dalla possibilità che gli italiani avrebbero partecipato in massa al referendum facendo raggiungere il quorum anche al quesito per l’abrogazione del legittimo impedimento, ecco che si cancella tutto. La volontà della maggioranza non è quella di rinunciare alla partita nucleare ma piuttosto rimandare la questione a dopo le amministrative di maggio, che non si annunciano di certo facili, soprattutto dopo gli ultimi problemi nella città di Milano, fino a ieri data per scontato di nuovo nelle mani di Letizia Moratti.
E che la decisione sia solo un modo per calmare gli animi antinuclearisti e tornare all’attacco in breve termine è dimostrato dal fatto che l’emendamento afferma che «entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, il Consiglio dei Ministri adotta la strategia energetica nazionale nella definizione della quale il Consiglio dei Ministri tiene conto delle valutazioni effettuate a livello di Unione Europea e a livello internazionale in materia di scenari energetici e ambientali». In parole semplici, passato un anno e probabilmente dimenticata in parte la tragedia giapponese, si tornerà all’attacco sulla necessità di costruire nuove centrali.
Secondo indiscrezioni, il Governo avrebbe fatto questa scelta dopo aver visto i risultati dell’ultimo sondaggio realizzato la scorsa settimana in cui si dava al 54% la percentuale di italiani intenzionati a recarsi alle urne il 12 e 13 giugno.
Subito sono arrivate le reazioni a quest’ennesimo cambio delle regole a metà corsa. «Addio al referendum sul nucleare», hanno denunciato i senatori del Pd Roberto della Seta e Francesco Ferrante. Mentre il deputato Dario Ginefra constatava che «è l’ennesima pagina triste di questa Legislatura». Di Pietro parla di “truffa” e Paolo Ferrero, di Rifondazione Comunista, di ennesimo tentativo del governo per far fallire i referendum. “Prima ha impedito l’election day con uno sperpero di 300 milioni di euro. Adesso cancella una norma per abolire il referendum, magari per poi ritirare fuori il piano nucleare tra qualche mese. Sono dei banditi che utilizzano il potere per impedire la partecipazione popolare di cui hanno paura”.
Che si legga questa decisione come una vittoria del fronte contrario al nucleare o come l’ennesima dimostrazione di un governo che pensa solo a difendere se stesso, la domanda che resta sullo sfondo è quale sia, oggi, la politica energetica del nostro Paese.

Marianna Lepore

 

    

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