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ghiacciaio in via di scioglimento

I grandi ghiacciai si stanno sciogliendo molto più velocemente di quanto previsto. il ghiacciaio di Pine Island, al Polo Sud, sta perdendo ghiaccio a una velocità quattro volte maggiore rispetto a 10 anni fa. Una ricerca dell’Università inglese di Leeds ha inoltre notato che il ghiaccio si assottiglia anche nelle zone più interne dell’enorme ghiacciaio, grande quanto la Scozia. Le misurazioni sono state possibili grazie alle continue osservazioni via satellite negli ultimi 15 anni.

Il ghiacciaio è così grande che un suo completo scioglimento avrebbe un effetto notevole sul livello dei mari, e se continuerà con questo ritmo le previsioni precedenti, secondo cui il ghiacciaio avrebbe impiegato comunque 600 anni a sciogliersi completamente, andrebbero riviste. In soli 100 anni infatti il ghiacciaio scomparirà, e ovviamente il rapido scioglimento notato a Pine Island avrà probabilmente una progressione analoga in tutti gli altri ghiacciai del mondo. 
Ma la sparizione dei ghiacciai con il conseguente innalzamento dei mari è solo il più visibile effetto del riscaldamento globale, che però finisce per avere tante altre piccole conseguenze su tutto l’ecosistema mondiale. Un’altra ricerca ad esempio ha rilevato come il riscaldamento impoverisce i torrenti nelle foreste americane e finisce per uccidere le forme di vita che li abitano. 
Alcuni mari intanto stanno diventando sempre più acidi. L’acqua assorbe dall’aria l’anidride carbonica che l’uomo immette nell’atmosfera con le sue attività industriali, e diventa più acida, già il 25% in più intorno all’Alaska rispetto a 300 anni fa. La conseguenza a medio termine sarà la diminuzione di molti piccoli organismi e animali che vivono lungo le coste, con un impoverimento della vita marina. 
Intorno al Polo Nord altri scienziati hanno scoperto inoltre che il riscaldamento delle correnti marine sta provocando un rilascio di metano dai sedimenti sottomarini: il metano contribuisce a rendere i mari più acidi ed è anche un gas serra, quindi l’immissione di grandi quantità di questo gas nell’atmosfera finirà per peggiorare il riscaldamento globale. 
Tutte queste ricerche non particolarmente incoraggianti sono un’indicazione di quello che molti scienziati temono. Il riscaldamento globale potrebbe avere effetti drammatici e imprevedibili, molto più rapidi e devastanti di quanto indichino le attuali previsioni. I rapporti dell’IPCC, l’organismo intergovernativo dell’Onu sul cambiamento climatico, sono in genere molto prudenti, secondo alcuni eccessivamente prudenti. Eppure il rapporto del 2007 ha suscitato allarme perché ha accertato un aumento della temperatura media entro il 2100 tra 1,1 e 6,4 gradi, dove il riscaldamento minimo prevede che tutto il mondo si impegni seriamente per diminuire l’immissione di inquinanti nell’atmosfera. Quello che nessuno sa con certezza è quali saranno esattamente le conseguenze di un riscaldamento di 4 o 5 gradi. Molte ricerche, come quelle precedentemente citate, permettono di intuire che i danni saranno enormi e gravissimi. Un riscaldamento di 6 gradi farebbe finire sott’acqua metà delle pianure del pianeta.
Ma tutto questo non significa che i governi mondiali si stiano seriamente impegnando per fare qualcosa.
Il prossimo appuntamento importante è il summit sul cambiamento climatico previsto a Copenhagen a dicembre 2009. Mentre il tempo utile per fermare il riscaldamento globale continua a diminuire

Francesco Defferrari


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